Omicidio casa Maggiolo: killer e vittima si contendevano l'alloggio

Il movente dell'assassinio scaturito dalle offese rivolte alla famiglia dell'omicida. Ma vittima e canefice disputavano pure sull'ex masseria

I carabinieri sulla scena del crimine

Ha confidato ai suoi compagni di “stanza” che aveva fatto qualcosa di grave. Davanti all’evidenza dei fatti, Abdelaziz M., il 42enne algerino colpevole dell’omicidio del tunisino Hatem El. T. a casa Maggiolo, ha confessato tutta la verità anche ai carabinieri della Compagnia di Padova.

MOVENTE DEL DELITTO. Con la mente offuscata dall’alcol, l’immigrato ha ammesso di aver agito d’impulso in preda all’ira, colpendo ripetutamente tanto da sfondare il cranio della vittima in più parti. All’origine dell’assassinio vi sarebbero le gravi offese del tunisino rivolte a madre, figlie e sorelle del killer, anche se il motivo della discordia appare legato a un diverbio scoppiato a causa dell'antica masseria ubicata dietro all’ex seminario minore di Tencarola. I due infatti si contendevano l’edificio dormitorio, che proprio Abdelaiz M. avrebbe scoperto prima dell’arrivo degli altri nordafricani.

ORARIO E PROFILI. Ieri all’alba, quando erano appena scoccate le 5, è avvenuta l’uccisione del tunisino in Italia ormai da 11 anni con vari alias e alcuni segnalazioni per spaccio di droga. L’omicida, invece, aveva raggiunto le rive italiane soltanto tre anni fa. Entrambi frequentavano le cucine popolari di via Niccolò Tommaseo. Suor Lia, che conosce l’algerino, non pensava fosse in grado di commettere un’azione simile.

ARMA DEL DELITTO. A casa Maggiolo, a cui gli stranieri accedevano attraverso un foro praticato sul muro, gli investigatori hanno reperito una spranga di ferro, intrisa di sangue, lunga 60 centimetri. Si tratta quasi sicuramente dell’arma, che l’arrestato ha adoperato per ammazzare il “coinquilino”.

PROVE. I militari dell’Arma sono riusciti a risolvere il caso in brevissimo tempo sfogliando la rosa di nominativi a disposizione del nucleo operativo di Selvazzano, ma anche le impronte repertate dal Ministero dell’Interno. Inoltre, l’algerino reo confesso, che si era nascosto nelle vie del centro città in attesa del suo treno, al momento del fermo avvenuto alle 14.30 indossava ancora indumenti sporchi di sangue.

MAGGIORE VIGILANZA. “Sebbene l’omicidio non abbia alcuna connessione con le cucine popolari – rivela il colonnello Renato Chicoli – stiamo pensando di estendere il controllo in via Niccolò Tommaseo nelle ore di maggiore afflusso. Sicuramente, farebbe piacere a suor Lia Gianesello e agli abitanti della zona. La struttura rappresenta un servizio importante per la città offrendo sostegno caritatevole a tantissimi stranieri disagiati”.
 

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