Sequestri al Centro Ingrosso Cina, Bertin: "Ora bisogna procedere alla chiusura"

Il presidente di Ascom Confcommercio Padova loda l'azione della Guardia di Finanza ma chiede al Comune un ulteriore giro di vite: "Noi siamo convinti che quei locali non siano idonei"

"Lodevole l'azione di contrasto della Guardia di Finanza, ma forse, visto che in quei locali la contraffazione è la norma, è arrivato il momento di cambiare strategia". Patrizio Bertin, presidente di Ascom Confcommercio di Padova, prende spunto dall'ennesimo sequestro ad opera della Fiamme Gialle al Centro Ingrosso Cina per chiedere che ai sequestri si sostituisca la chiusura coatta.

La richiesta al Comune di Padova

Bertin non usa mezzi termini: "Il sequestro di 8mila capi contraffatti di 'Gucci' e di 158mila articoli potenzialmente pericolosi per la salute è sicuramente un fatto importante ma non risolutivo. Credo invece che il Comune dovrebbe prendere spunto da una recente sentenza del Tar della Campania che ha stabilito che il legittimo esercizio dell’attività commerciale è ancorato alla iniziale e perdurante regolarità sotto il profilo urbanistico-edilizio dei locali in cui essa viene posta in essere". La sentenza in questione è dello scorso 4 luglio e definisce molto chiaramente il potere-dovere dell’autorità amministrativa di inibire l’attività commerciale esercitata in locali rispetto ai quali siano stati adottati provvedimenti repressivi che accertano l’abusività delle opere realizzate ed applicano sanzioni che precludono in modo assoluto la prosecuzione di un’attività commerciale. "Noi siamo convinti - conclude Bertin - che quei locali non siano idonei per cui chiediamo al Comune di accertarlo e, nel caso, effettuare l'ingiunzione di chiusura".

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