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Sequestri Padova 3: revocati i beni di Borile e Chinaglia

Gli atti con cui gli ex manager di Padova Tre si erano “spogliati” dei loro beni (ville, appartamenti, case) cedendoli e intestandoli a mogli ed ex mogli, sono nulli

Gli atti con cui gli ex manager di Padova Tre si erano “spogliati” dei loro beni (ville, appartamenti, case) cedendoli e intestandoli a mogli ed ex mogli, sono nulli.

Corte dei Conti

Lo ha stabilito la Corte dei Conti con due sentenze che riguardano Simone Borile (già nei guai per le varie inchieste che riguardano la gestione dei migranti dal 2015 ad oggi) e Stefano Chinaglia, rispettivamente direttore e presidente della società pubblica deputata a raccogliere i rifiuti nella Bassa Padovana creata nel 2010 e fallita nel 2017 lasciando milioni di euro di buco. Sotto la luce dei riflettori dei magistrati contabili è finito un debito che la Provincia di Padova vantava nei confronti della società Padova Tre, ovvero 3milioni e mezzo di euro che costituiscono la quota parte di Tari mai versata all’ente di piazza Antenore.

Indagini

Dopo le indagini penali che hanno visto coinvolti i vertici della società pubblica, tra cui appunto Borile e Chinaglia (insieme a Egidio Vanzetto, ex consigliere di Padova Tre), i magistrati contabili hanno chiesto alla Finanza di fare un conteggio delle proprietà degli ex manager per comprendere se fossero in grado di risarcire la Provincia del denaro non versato. Ma tra il 2016 e il 2018, anni in cui si svolgono le indagini, i due hanno intestato beni e case a moglie (Borile) ed ex moglie (Chinaglia). Per questo la procura generale presso la Corte dei Conti aveva chiesto la “revocatoria” degli atti con cui i due si erano liberati delle loro proprietà.

Beni

E l’ha ottenuta. I magistrati contabili infatti scrivono negli atti che i due manager non potevano non sapere di essere responsabili di quel mancato versamento e, al momento della cessione alle moglie ed ex mogli, non potevano non sapere di essere sotto indagine. La legge prevede infatti che chi è indagato o sottoposto a procedimento civile non possa spogliarsi dei beni, pena la revocatoria. E così è accaduto anche in questo caso.

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