Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca

Guardia di finanza, sequestrati 1.500 chili di sostanze stupefacenti nell'operazione "Erba di casa mia"

Sequestrati 1.035 chili di canapa, 320 chili di infiorescenze della stessa pianta, 230 chili di hashish, 45 chili di semi e 6.280 piante: tutto è partito da un campo di Pernumia, che risultava formalmente adibito a coltivazione di asparagi

I finanzieri del comando provinciale di Padova, a conclusione di un’indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Rovigo, hanno ricostruito l’intera filiera commerciale e la relativa rete di produzione, distribuzione e vendita della canapa della varietà “Antal” (illegale già dall’inizio del 2019, in quanto cancellata dal catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole ammesse nell’Unione europea, ai sensi dell’art. 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio del 13 giugno 2002), sottoponendo a sequestro, nel corso di molteplici interventi eseguiti su tutto il territorio nazionale, 1.035 chili di canapa, 320 chili di infiorescenze della stessa pianta, 230 chili di hashish, 45 chili di semi, nonché 6.280 piante.

Indagini

Le indagini erano state avviate, nell’ambito del dispositivo permanente di contrasto ai traffici illeciti, dai militari della Compagnia di Este, i quali, nel mese di ottobre 2020, avevano riscontrato la presenza di oltre 6mila piante di canapa, dislocate in un fondo agricolo nel Comune di Pernumia (PD), risultato formalmente adibito a coltivazione di asparagi da parte di una società agricola locale. Le successive analisi chimico-tossicologiche, effettuate allo scopo di determinare le specie delle varietà rinvenute e il relativo contenuto di principio attivo di THC (tetraidrocannabinolo), avevano permesso di acclarare che gran parte della piantagione era costituita dalla varietà “Antal”, le cui sementi sono proibite per la libera coltivazione in ambito europeo poiché generano raccolti con concentrazione di THC estremamente instabile. Lo sviluppo delle indagini aveva consentito alle Fiamme Gialle di rilevare come l’intera piantagione fosse stata allestita per un’altra impresa agricola di Padova, sprovvista delle prescritte autorizzazioni rilasciate dal Ministero della Salute, che, a sua volta, si era approvvigionata di semi da un rivenditore di Pisa dopo che la varietà in esame era stata bandita dal territorio dell’Unione europea, in violazione delle disposizioni di legge in materia (secondo cui l’utilizzo di derivati della canapa, purché prodotti da specie ammesse, è consentito esclusivamente per l’autoproduzione energetica aziendale ovvero quale fibra per la bioedilizia o per cosmetici ed alimenti). L’azienda, in realtà, produceva anche in proprio e, conseguentemente, immetteva in commercio la citata varietà illegale, commercializzandola attraverso rivenditori di infiorescenze di canapa e derivati in Italia e in Francia.

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49 persone

Complessivamente sono stati individuati 49 soggetti, che, a vario titolo, sono risultati coinvolti in operazioni commerciali inerenti all’acquisto e alla vendita di sementi, di piante, di materiale vegetale (foglie, infiorescenze e ramaglie) e di prodotti derivati, tutti riconducibili alla sostanza stupefacente “Antal”. Tra i mesi di dicembre 2020 e aprile 2021 i finanzieri della Compagnia di Este, eseguendo alcune perquisizioni delegate dalla Procura di Rovigo, hanno sottoposto a sequestro - nelle Province di Lodi, Padova, Pisa, Trento e Verona - oltre una tonnellata di canapa, 45 chili di semi, ulteriori 160 piante, nonché 320 chili di infiorescenze e 230 chili di hashish, questi ultimi pronti per essere commercializzati da un’altra società dell’hinterland milanese attraverso piattaforme di e-commerce. Le sostanze sequestrate, distrutte in inceneritore, avrebbero generato all’ingrosso un giro d’affari di oltre 3 milioni di euro, attività che, attraverso la vendita al dettaglio su canali commerciali non autorizzati, avrebbe potuto fruttare ulteriori introiti. Nel corso delle investigazioni, inoltre, è stato possibile riscontrare anche cessioni di 230 chili di canapa, quasi 150 chili di semi e oltre 37.000 piante, che, già immesse in consumo, hanno permesso alle società implicate, nell’arco di pochi mesi, di ottenere un guadagno stimato in 300 mila euro. Gli amministratori delle imprese coinvolte sono stati denunciati per istigazione a delinquere e/o produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti.

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