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Le forze dell'ordine intervenute per lo sfratto di via Belzoni

Le forze dell'ordine intervenute per lo sfratto di via Belzoni

Madre disoccupata e giovane figlia studentessa sfrattate per morosità

Venerdì lo sgombero coatto dall'appartamento in via Belzoni al Portello. Da oltre un anno la 48enne, rimasta senza lavoro, non riusciva a pagare l'affitto e si è barricata in casa. Poi, dopo ore, ha lasciato l'abitazione

"Hanno lasciato due donne da sole. Siamo italiane, abbiamo il diritto di essere aiutate". Sono le parole di sfogo di una giovane studentessa 20enne che, venerdì mattina, assieme alla madre, 48 anni, disoccupata, è stata sfrattata dalla casa che ormai da oltre un anno occupavano abusivamente in quanto non più in grado di pagare l'affitto.

BARRICATA DENTRO. Lo sfratto è stato eseguito dall'ufficiale giudiziario, già al sesto tentativo di accesso, che si è servito dell'ausilio degli agenti della questura. Mentre la giovane è scesa in strada, la madre si è barricata in casa per ore, per poi cedere e lasciare l'abitazione intorno alle 13.30. Sul posto è intervenuta per precauzione anche un'ambulanza, ma fortunatamente nessuno ne ha dovuto usufruire.

IL COMUNE. "Conosciamo la situazione - dichiara l'assessore Alessandra Brunetti - Lo scorso 23 ottobre hanno occupato la sede dei Servizi sociali del Comune in via del Carmine, accompagnate da alcuni antagonisti, e manifestato numerose richieste al settore - prosegue - Occorre quindi puntualizzare che è composto da due donne in salute, che non presentano né menomazioni, né handicap e negli ultimi quattro mesi hanno ricevuto un sussidio di 800 euro erogato dai Servizi sociali del Comune, cioè un contributo pagato dai cittadini padovani - prosegue - Risiedono in città da solo un anno e mezzo e, pur in difficoltà con il pagamento dell'affitto, non hanno mai accettato di trasferirsi in una struttura ponte, messa a disposizione dal Comune, per il tempo necessario a trovare un’abitazione adeguata nel libero mercato, con un ulteriore aiuto da parte del Servizio politiche abitative dei Servizi sociali, che si è reso disponibile a versare, a fondo perduto, anche il deposito cauzionale. Di fronte a questo ennesimo rifiuto alziamo le mani - conclude l'assessore - l'amministrazione comunale è a disposizione di tutte le persone in difficoltà che dimostrino volontà di collaborare, rispetto delle istituzioni, dei contribuenti e di chi, in uguale o peggiore difficoltà, fa invece di tutto per risollevarsi e ricominciare a contribuire al bene della comunità".

"NON SAPPIAMO CHE FARE". Diversa la versione fornita dalla figlia: "Le istituzioni, come assistenti sociali, assessori, ufficio casa e sindaco, ci hanno chiuso le porte in faccia. Io vado a scuola qui e mia madre ha 50 anni e ha perso il lavoro. Non si puó lasciare due persone in questo stato. Ora non sappiamo che fare. Gli assistenti sociali ci hanno offerto un alloggio alternativo per pochi giorni. Siamo italiane, è un'emergenza abitativa".

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