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Lavoro in nero, sfruttamento e violenze inaudite: in manette imprenditore agricolo e la moglie

I carabinieri di Padova hanno dato esecuzione lunedì mattina di un'ordinanza di custodia cautelare per la coppia, sequestrati beni per 600mila euro

I Carabinieri della Compagnia di Abano Terme hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale patavino, nei confronti di W.T., 49enne di Padova, della moglie convivente F.H, 48enne di origini rumene e di un loro collaboratore di origini bengalesi. L’imprenditore operante nel settore agricolo è stato associato al “Due Palazzi” di Padova, la moglie è stata sottoposta agli arresti domiciliari mentre il complice straniero è tuttora ricercato. All’indagine hanno partecipato i militari del comando che con gli ispettori della Direzione territoriale del Lavoro e dell’Inps hanno verificato l’esito delle investigazioni prima di sottoporle all’attenzione dell’Autorità Giudiziaria.

L'operazione

Nell’ambito della stessa operazione sono state eseguite dai militari dell’Arma due misure cautelari reali contestualmente emesse dall’Autorità Giudiziaria nei confronti degli arrestati: il sequestro preventivo di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di più di 600.000 euro nonché il “controllo giudiziario” previsto dalla normativa penale e che sarà esercitato sull’azienda di proprietà degli stessi. L’operazione “Sfruttatori a chilometro zero”, è stata avviata dopo una serie di controlli “sul campo” svolti nei mesi scorsi nella ditta degli indagati ed è scaturita da una meticolosa, articolata attività d’indagine che ha puntualmente confermato, corroborandola di ulteriori riscontri, l’ipotesi investigativa iniziale. Pesantissime le accuse nei confronti del trio, ritenuto responsabile del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, lesioni personali, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omesso versamento di contributi previdenziali ed evasione connessa a denunce obbligatorie del datore di lavoro. Campi 1-2

Prodotti agricoli

Il titolare dell’azienda agricola di Albignasego, la moglie convivente, responsabile del capannone della ditta dove si lavavano e confezionavano i prodotti agricoli (cipolle, rape, topinambur) ed il loro collaboratore bengalese sono ritenuti responsabili di aver reclutato, utilizzato, assunto (a volte per il tempo necessario al fine di far ottenere al prestatore d’opera il permesso di soggiorno e/o il rinnovo) ed impiegato manodopera (braccianti agricoli stranieri), sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno. Campi 2-4

Le violenze

Decine e decine sono stati i lavoratori (in maggioranza bengalesi ma anche rumeni e moldavi) impiegati e reclutati negli ultimi anni per il tramite del suo “intermediario” bengalese, quindi minacciati, intimoriti, sfruttati dalla triade in modo tale da corrispondere retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali, violare reiteratamente la normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie, alle norme in materia di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro e imporre condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza e situazioni alloggiative degradanti.

L'Inps

Ai tre indagati sono state pure contestati i fatti commessi anteriormente all’entrata in vigore della Legge nr. 199/2016, avendo concorso per favorire l’illegale ingresso di stranieri sul territorio nazionale, favorendone la loro permanenza illegale, mettendo a loro disposizione alloggi di fortuna insalubri. L’imprenditore è accusato dal 2012 di non aver presentato all’Inps le denunce obbligatorie per non versare contributi e premi previdenziali per svariate decine di migliaia di euro, di aver installato senza autorizzazione nel suo capannone un impianto di videosorveglianza a distanza in modo da controllare i lavoratori, di non adempiere, in qualità di datore di lavoro, ai dovuti controlli nelle attività lavorative, di non adottare tecniche corrette di lavorazione, di non fornire i macchinari di sistemi di protezione degli arti, così compromettendo la salute dei lavoratori. Campi 4-2

L’infortunio

A questo proposito basti pensare che dalle investigazioni è emerso come a un lavoratore, nel 2012, veniva amputato l’alluce del piede sinistro a causa di infortunio cagionato da una macchina utilizzata per calibrare le cipolle (lo straniero veniva in seguito allontanato dal lavoro e dall’alloggio), una lavorante si era tagliata la mano destra ed altri due si erano lacerati le gambe con un ferro, rimanendo assenti dal lavoro per diverso tempo e non venendo remunerati.

Gli alloggi

Le promesse non venivano mantenute: situazioni alloggiative pessime, pratiche per il rilascio di permessi di soggiorno mai avviate, continue minacce e sopraffazioni fisiche (lanci di cassette di plastica, spinte, pugni, calci) subite dalla moglie, che aveva il compito di organizzare e controllare i tempi di lavoro nel capannone-laboratorio e nei campi, il tutto per oltre 12 ore al giorno (ma dalle investigazioni è emerso che alcuni braccianti erano costretti a lavorare anche 16-20 ore al giorno), senza equipaggiamento ed attrezzatura idonea e senza poter fruire di periodi di ferie o malattia retribuiti. Dopo le prime ispezioni, per “punizione” i lavoratori sono stati portati nei campi a temperature prossime allo zero. I compensi ai lavoratori “in nero”, circa 1.000 euro al mese elargiti con un sistema collaudato, mediante accrediti “gonfiati” ad hoc- ad esempio doppi bonifici -sulle carte prepagate/ricaricabili dei pochi lavoratori in regola. 

I sequestri

Connesso al provvedimento di custodia cautelare i militari hanno notificato alla coppia il decreto di sequestro preventivo “per equivalente del profitto del reato realizzato con le condotte di sfruttamento della manodopera” per un valore di 550.000 euro di un’abitazione di Maserà, di un capannone di Albignasego e di 4 terreni agricoli,  procedendo inoltre all’ulteriore sequestro di un deposito titoli ed un conto corrente per un valore complessivo di 61.000 Euro. Una parte dei soldi sequestrati servirà per pagare le tasse arretrate, mentre un'altra parte verrà elargita ai lavoratori quale risarcimento.

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