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Cocaina a fiumi dall'Olanda e una marea di furti nel Nord, sgominata banda albanese

I carabinieri del nucleo investigativo sono stati alle costole dell'organizzazione criminale albanese dal 2014. Arrestati in 15, 8 le denunce. Scoperti compro oro infedeli

L'inchiesta inizia il 12 febbraio 2014, quando il nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Venezia individua, tramite il monitoraggio di alcuni personaggi sospetti, i primi compenenti di quella che poi si sarebbe rivelata un'organizzazione più complessa del previsto. Durante un colpo in abitazione a Noventa di Piave, infatti, uno dei leader del gruppo nella fuga salta una recinzione di un giardino. Non si accorge però che davanti a lui c'è un salto di circa tre metri. Impossibile non riportare traumi. Per questo subito i militari hanno iniziato a raccogliere informazioni su chi avesse raggiunto i pronto soccorso della zona. Effettivamente salta fuori che un cittadino albanese aveva raggiunto l'ospedale Ca' Foncello di Treviso per la frattura di entrambi i talloni. Traumi che determinarono una prognosi di 90 giorni e che ancora adesso causano problemi all'arrestato. I carabinieri fanno due più due e iniziano a far luce sui contatti di questa persona. Sopralluoghi e pedinamenti permettono di acquisire i primi elementi, dopodiché scattano anche le intercettazioni telefoniche. E il quadro si fa sempre più chiaro.

Il 2 dicembre 2014, finiscono in arresto in flagranza di reato E.K., K.P. e H.K., responsabili di un furto in un'abitazione di Villorba (Treviso). Le indagini proseguono e consentono di documentare il progressivo passaggio dei malviventi dai reati predatori a quelli di spaccio, canale attraverso cui i criminali reinvestono i soldi provenienti dai furti. L'importazione della cocaina avviene tra l'altro da Olanda e Germania, paesi in cui la banda non manca di unire il nuovo "business" ai reati "tradizionali", mettendo a segno diversi furti in abitazione. Il 25 ottobre 2014 i carabinieri di Venezia danno un contributo fondamentale alla polizia tedesca per arrivare all'arresto di uno degli indagati, A.G.: quest'ultimo muore pochi mesi dopo, nel gennaio del 2015, investito in autostrada mentre tentava di scappare a piedi dalla polizia teutonica dopo l'ennesimo furto in abitazione vicino a Colonia.

Un altro arresto avviene il 27 febbraio 2015, quando a San Biagio di Callalta (Treviso) viene colta in flagrante Z.V., trovata in possesso di due chili di cocaina e una pistola semiautomatica rubata a Novara, una Tanfoglio. Aveva nascosto lo stupefacente nel cestello della lavatrice. Per gli stessi fatti viene applicato il fermo di indiziato di delitto nei confronti di F.M. e Q.A., fermati all'aeroporto Marco Polo mentre cercavano di fuggire dall'Italia con 20mila euro in contanti. Il 14 aprile 2015 finisce invece in arresto a Marghera Z.M., trovato in possesso di quasi sette chili di cocaina: in auto con lui c'è A.M., che ha addosso 5mila euro in contanti. Viene denunciato a piede libero. Il 17 aprile le manette scattano per F.S., rintracciato e catturato a Spinea (Venezia) per reati di spaccio. Altre otto denunce sono toccate ad altrettante persone collegate a vario titolo al sodalizio criminale: tra questi, per ricettazione, i titolari dei due compro oro infedeli. Le donne arrestate del gruppo avevano il compito di custodire la cocaina, le due denunciate, invece, di raccogliere i monili in oro trafugati nelle abitazioni (obiettivo privilegiato del gruppo) e monetizzare il tutto. Gli arrestati devono rispondere di associazione per delinquere dedita a furti e rapine e traffico internazionale di stupefacenti. Al termine delle operazioni sono state sequestrate anche due pistole: quella di San Biagio di Callalta e un'arma Tokarev con munizioni di calibro 7.62, rinvenuta durante la raffica di arresti all'alba.

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