Dipendenza da social network: trentenne padovana perde il lavoro

Passava ore su Facebook anche oltre la chiusura dell'azienda e al sabato: a tradirla è stato il calo di rendimento. Accordo tra l'azienda e la donna, alla quale è stata riconosciuta una sorta di buona uscita

È stato il calo di rendimento a tradire una trentenne padovana, impiegata con funzioni e responsabilità di livello medio-alto all'interno di un'azienda commerciale del Padovano piuttosto importante. La donna era inizialmente sembrata una dipendente modello: inchiodata al pc anche di sera ben oltre l'orario di lavoro, la si vedeva spesso in ufficio anche al sabato mattina, a ditta chiusa. Con l'andare dei mesi si è scoperto invece che la ragazza era sì dipendente, ma da social network. "Facebook su tutti ma non solo", spiega Patrizio Bernardo, legale di diritto del lavoro, doppio studio a Padova e Milano, che ha seguito il caso per conto dell'impresa.

L’ACCORDO. Inevitabile il licenziamento, arrivato però a seguito di un accordo tra l’azienda e la donna, alla quale è stata riconosciuta una sorta di buona uscita, pari a un tot di mensilità. "Una conclusione non infrequente per questo tipo di cause, altrimenti molto complesse – spiega l’avvocato Bernardo – motivo per cui questo tipo di episodi, pur sempre più frequenti, riceve poca “pubblicità”".

UNA TENDENZA IN CRESCITA. Quella della perdita di tempo in orario di lavoro causa social network è ormai la frontiera più attuale nelle controversie tra aziende e dipendenti per ragioni telematiche. Se negli Stati Uniti cause come queste sono all’ordine del giorno, anche nel nostro paese la tendenza è in crescita.

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