Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

La sorella di Mattia: «Sono le persone che vanno protette, non i generi»

Parla Melinda Caruso, la sorella della vittima, il giovane ucciso da Valentina Boscaro che in secondo grado è stata nuovamengte condannata e dovrà scontare 20 anni di reclusione

«La sentenza? Se si può dire così, siamo soddisfatti. Almeno Mattia ha avuto giustizia». E' Melinda Caruso a parlare, la sorella di Mattia, rimasto ucciso la notte del 25 settembre del 2022 da una pugnalata al cuore inferta proprio dalla trentunenne padovana Valentina Boscaro. Oggi la corte d'appello di Venezia ha emesso la sua sentenza, 20 anni di detenzione. In primo grado era stata condannata a 24. «Due gradi di giudizio dicono chiaramente com'è andata e mettono il punto sulla verità di quanto accaduto a mio fratello», sottolinea facendo riferimento anche al processo di primo grado, svoltosi a Padova. C'era tutta la famiglia, nell'aula bunker di Mestre, prima ad aspettare poi ad ascoltare la lettura della sentenza. C'erano la mamma e il papà, c'era il fratello Rosario, c'era lei, Melinda. 

Neppure due sentenze non leniscono il dolore di una perdita così grande. «Mai avrei pensato che lo avrei perso in questo modo. Mai me lo sarei potuto neppure immaginare nei miei peggiori incubi. Figuriamoci mia madre, i miei genitori. E' un dolore grande la perdita di Mattia. Quel dolore non si potrà colmare mai», ci dice Melinda. «Certo la mia famiglia, noi, non possiamo che esprimere soddisfazione, anche se c'è stata quella piccola riduzione di pena. La giustizia c'è stata», un concetto che ripete più volte rivolgendo un pensiero alle avvocate Anna Desiderio e Francesca Betto, legali di parte civile.. «Dovremo aspettare di leggere le motivazioni della sentenza che non credo saranno diverse da quelle di primo grado», dice facendosi più riflessiva, «ma a questo punto non mi aspetto grandi sorprese». Non devono essere stati giorni facili questi, l'attesa per la sentenza li ha profondamente scossi. Si intuisce parlando non solo con lei, ma anche con il papà e con il fratello Rosario. 

Melinda poi si lascia andare, come quando si ha voglia di togliersi un macigno che pesa. Il suo però non è uno sfogo, la sua è una riflessione che non può che far meditare: «Ci sono cose che mi hanno fatto male in questi anni», premette Melinda, prendendo fiato, sospirando. «Io li leggo i commenti sotto agli articoli che riguardano mio fratello. E non è vero che non dovrei farlo perché rischio di trovarci cose inaccettabili e ingiuste, che possono far male. Lo faccio esattamente per quel motivo. Ma non è masochismo, no, tutt'altro», ci spiega senza esitare un solo attimo. «Voglio capire cosa spinge persone, soprattutto donne, a scrivere commenti con concetti tipo: "in fondo se capita a un uomo, una volta ogni tanto", minmizzando. Questo in riferimento al fatto che donne vengono uccise da maschi orribili, cosa che non deve esistere mai», ci dice con tono molto deciso ma facendoci intendere che ne ha letti davvero tantissimi di questo tenore. «Se la reazione è questa, mi fa pensare che viviamo davvero in una società che ha dei seri problemi», ci dice in modo ancora più incisivo.. «Sono le persone che vanno protette, non i generi», dice cambiando tutto di un tratto il tono. «Le persone, a prescindere dalle loro inclinazioni o abitudini sessuali, vanno protette. Ma se ne facciamo un discorso solo di genere, che per carità c'entra visto che il mondo è andato avanti in un certo modo per secoli, si cade in una pericolosa contraddizione. Molto pericolosa», dice con il tono con cui si era aperta la conversazione. «Quindi un uomo si può uccidere? Io non lo credo proprio. La vita va rispettata, le persone, prima di tutto. E' terribile quanto accaduto a Mattia. Lo dico da donna e sorella».

Melinda, la sorella di Mattia, ci lascia dicendoci questo: «Io spero che questa ennesima sentenza ci serva a far un salto, come società, come persone. Che almeno serva a qualcosa», dice. «Chi ha usato un'arma contro Mattia è stata lei - non la nomina mai per nome, Valentina Boscaro - e con quella lo ha ucciso. Alle persone che scrivono quelle cose chiedo di fermarsi un attimo, di riflettere, prima di riversare la propria rabbia sui social. E magari pensare che Mattia aveva una madre, una sorella, una cognata, nipoti, che lo adoravano. Tutte donne». 

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