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In foto da sx: il registratore di cassa e il sangue; la vetrina del negozio; il tombino impiegato per la spaccata

In foto da sx: il registratore di cassa e il sangue; la vetrina del negozio; il tombino impiegato per la spaccata

"Nel mio negozio c'è la mia vita" Titolare derubata scrive al giudice che ha liberato l'autore spaccata

La proprietaria dell'esercizio "Sei Donna", in via Scrovegni a Padova, saccheggiato venerdì notte, ha inviato una lettera contro la sentenza che ha rimesso in libertà il ladro, arrestato poco dopo il furto

"Signor giudice, nel mio negozio c'è la mia vita, ed è questa che è stata violata". Lo scrive la proprietaria del negozio "Sei Donna", in via Scrovegni a Padova, in una lettera indirizzata al giudice che ha rimesso in libertà l'autore della spaccata, messa a segno venerdì notte, ai danni del suo esercizio commerciale: il ladro, arrestato poco dopo il furto, è stato condannato per direttissima ad un anno e mezzo, con sospensione della pena, ed è stato quindi subito scarcerato. Una sentenza che non va giù alla commerciante, doppiamente "violata".

LA SPACCATA. Quella notte, il criminale, Alberto S., 37 anni, di Piove di Sacco - già ritenuto l'autore di una tentata rapina i primi di maggio a Mestre, ai danni di un uomo intento a prelevare allo sportello del bancomat, minacciato con un coltello - aveva sfondato la vetrata del negozio con un tombino ed era fuggito con 1.200 euro di bigiotteria rubata. Sulla cassa erano anche rimaste tracce del suo sangue. Un testimone aveva immediatamente allertato la polizia, che gli aveva stretto le manette ai polsi, dopo avergli trovato la refurtiva addosso nascosta in uno zaino. L'indomani mattina, il processo e la scarcerazione.

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