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Avevano il monopolio dello spaccio nella Bassa Padovana: sgominata banda di quattro

L'operazione dei carabinieri è scattata venerdì mattina. In manette sono finiti 4 italiani

Nella prima mattinata di venerdì, i carabinieri della stazione di Agna, in collaborazione con i colleghi della compagnia di Piove di Sacco, al termine di una prolungata attività d’indagine, hanno disarticolato un gruppo di malviventi composto da quattro italiani che aveva monopolizzato lo spaccio di sostanze stupefacenti nella zona della Bassa Padovana.

MONOPOLIO DELLO SPACCIO NELLA BASSA. I quattro arrestati, sottoposti ad indagini in relazione a ripetute detenzioni e vendite di droghe di varia natura, sono ritenuti responsabili dagli inquirenti di fatti risalenti al periodo compreso tra il 2012 e il 2016, nei comuni di Monselice, Conselve, Tribano, Pernumia, San Pietro Viminario, Due Carrare, Pozzonovo e Solesino.

GLI ARRESTATI. Nella giornata di venerdì, è stata data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Mariella Fino. Agli arresti domiciliari sono finiti N.B., 25enne operaio di San Pietro Viminario, P.M., 47enne di Solesino e A.J.N. 29enne residente anch'egli a Solesino. V.D., 19enne di San Pietro Viminario, è stato invece sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di residenza. Tutti avevano precedenti per spaccio.

L'INIZIO DELLE INVESTIGAZIONI. Le indagini hanno preso piede nel mese di ottobre del 2016, quando i militari dell’Arma, nel contesto di vari servizi antidroga svolti sul territorio, hanno individuato una banda di spacciatori di origini italiane che, nella Bassa Padovana, curava lo smercio di varie tipologie di sostanze stupefacenti, quali cocaina, eroina, hashish, marijuana, metanfetamina e ketamina. È iniziata così un’attività investigativa che, attraverso ripetuti servizi di osservazione, ha consentito di delineare con esattezza le responsabilità emerse a carico dei 4 indagati.

IL GIRO D'AFFARI: BEN 5 TIPI DI DROGA DIFFERENTI. L'ampiezza del giro d’affari del sodalizio è stato ampiamente dimostrato già la mattinata del 1 dicembre 2016, a San Pietro Viminario, quando i carabinieri di Agna hanno arrestato in flagranza di reato N.B., trovato in possesso di ben 5 tipologie di droghe differenti, ossia 156 grammi di marijuana, 24,60 grammi di hashish, 7 grammi di cocaina, 2,90 grammi di anfetamina e 13,20 grammi di mdma, oltre che della cospicua somma di denaro di 29.900 euro, provento della sua attività di spaccio.

GLI ACQUIRENTI, ANCHE MINORI. "Le risultanze d’indagine venivano, per altro, corroborate dagli stessi acquirenti escussi (oltre un centinaio) in caserma ad Agna, alcuni dei quali minorenni - spiega una nota diffusa dai carabinieri - che confermavano di essersi approvvigionati di vari tipi di droghe direttamente dagli indagati, i quali avevano costruito un articolato sistema di spaccio che prevedeva dapprima l’acquisto delle sostanze su larga scala e la successiva loro immissione sul mercato".

IL "MODUS OPERANDI". La modalità di diffusione degli stupefacenti a livello locale si fondava su una consolidata organizzazione che prevedeva la formulazione delle richieste degli acquirenti sulla base di un tariffario predefinito. Le consegne avvenivano a qualsiasi ora, in prossimità di svariati esercizi pubblici della zona e nelle abitazioni degli indagati.

OPERAIO SPESE 45MILA EURO PER LA DROGA. Numerosissime le condotte di spaccio contestate ai quattro pusher, basti pensare che uno dei loro più assidui compratori, un giovane operaio originario di Este, è arrivato a spendere negli anni fino a 45mila euro per acquistare cocaina (un totale di 600 acquisti in 7 anni), dilapidando tutti i guadagni derivanti dal proprio lavoro.

PERQUISIZIONI E ARRESTI. Durante la fase esecutiva dei provvedimenti cautelari sono state eseguite diverse perquisizioni a carico degli indagati che hanno consentito di rinvenire, nell’abitazione di N.B., un involucro contente circa un grammo di cocaina e 540 euro in contanti, ritenuti provento di illecita vendita di stupefacente. Il materiale rinvenuto è stato tutto posto sotto sequestro. Al termine delle operazioni, N.B., M.P. e A.N. sono stati accompagnati nelle rispettive abitazioni e sottoposti al regime degli arresti domiciliari.

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