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Sgominata banda della droga all'Arcella: cinque in manette, rifornivano la provincia

L'indagine è iniziata nel 2014. Fermato un gruppo di tunisini che spacciavano senza troppi timori nelle vicinanze delle chiese, degli esercizi pubblici e commerciali del quartiere

Nella mattinata di sabato i carabinieri della compagnia di Padova e della stazione di Vigodarzere, al termine di un'indagine iniziata nel 2014 con il coordinamento della procura della Repubblica patavina, ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti tunisini responsabili di avere costituito un gruppo organizzato dedito allo spaccio di stupefacenti nel quartiere Arcella di Padova.

LA BANDA. In manette R.M. 25enne, J.H. 19enne, D.W. 23enne, R.K. 27enne e C.M.A. 20enne. I cinque, che avevano intrapreso la loro fiorente attività illecita nei confronti di un elevato numero di “clienti” provenienti da tutta la provincia, spacciavano senza troppi timori nelle vicinanze delle chiese, degli esercizi pubblici e commerciali del quartiere, forti di una organizzazione ben articolata che poteva continuare nell’attività illegale anche in caso di arresto di uno o più membri.

ZONE. Le indagini sono partite dalle segnalazioni dei cittadini che notavano un’attiva anomala di alcuni extracomunitari che si associavano a giovani. In particolare l’attività investigativa ha accertato che lo spaccio avveniva nei pressi della chiesa di San Gregorio in via Valmarana, nella zona della fermata del capolinea nord della linea del tram in via Pontevigodarzere e nella zona della Castagnara ai confini tra  Vigodarzere e Cadoneghe.

DROGA. Da subito l’indagine è apparsa molto complessa. Oltre ai numerosi servizi di osservazione e pedinamento, sono stati sentiti circa un centinaio di acquirenti, uomini e donne di ogni estrazione sociale e di varie parti della provincia, che raggiungevano i luoghi di spaccio per acquistare quantitativi di droga per il corrispettivo che va dai 50 ai 400 euro. Svariate erano le tipologie di stupefacente di cui il quintetto disponeva, tutte confezionate ad arte all’interno di involucri ricavati dai guanti in plastica identici a quelli utilizzati nei punti self service dei distributori di benzina.

CELLULARI. Gli acquirenti contattavano utenze cellulari che cambiavano frequentemente, anche una volta ogni 15 – 20 giorni. Le nuove utenze venivano comunicate dagli spacciatori, in modo diretto, ai vari clienti “affezionati” di cui custodivano una lista aggiornata e condivisa allo scopo di essere in grado di rifornire il mercato anche nel caso in cui uno o più spacciatori dovesse essere arrestato. Questi ultimi si presentavano a turno o anche in gruppo ai vari “clienti”, talvolta parzialmente travisati e con un attento cordone di sicurezza costituito da complici che facevano da “Palo”, pronti a dare l’allerta in caso di transito di pattuglie delle Forze di Polizia.

WHATSAPP. L’attività di spaccio veniva pubblicizzata dai tunisini con l’invio di messaggi Whatsapp e tramite Facebook nei confronti di tutti i clienti fidelizzati ai quali giungevano messaggi del seguente tenore: “c’è vino buono” “è arrivata una ragazza bella” “ ho una maglietta nuova” per indicare l’arrivo di stupefacente di buona qualità. 

PREZZO. Dall’inizio dell’indagine, fino ad agosto 2016, sono state accertate migliaia di cessioni di stupefacente, prevalentemente cocaina, ma il gruppo spacciava anche eroina, hashish e marijuana, per quantitativi che variavano dalla singola dose a diversi grammi per volta al seguente prezzo: 40/50 euro per ogni dose da mezzo grammo di cocaina; 20 euro per un grammo di eroina; dai 10 ai 20 euro per un grammo di hashish; dai 10 ai 20 euro per un grammo di marijuana.

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