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Spaccio tra giovani

Spaccio tra giovani

Spaccio tra la Padova “bene”: arresti in Italia e in Belgio

Tra i luoghi più battuti dai pusher per rifornire i giovani clienti il patronato della parrocchia di San Paolo Apostolo, il sagrato della chiesa San Carlo Apostolo, il parcheggio della scuola Bertacchi e il centro Pollini

Un'assidua attività investigativa, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Padova, ha permesso di smantellare un'intensa attività di spaccio di cocaina nei luoghi frequentati dai giovani della Padova “bene”.

CHIESE, PATRONATI, SCUOLE. Mete privilegiate dello smercio di stupefacente, soprattutto in pieno giorno, il patronato della parrocchia di San Paolo Apostolo, il sagrato della chiesa San Carlo Apostolo, il parcheggio della scuola Bertacchi e il centro Pollini.

Kamel-3LA BANDA. A capo della banda dedita al rifornimento della droga, un 35enne tunisino, clandestino, pluripregiudicato, detto “Kamel”, con un “portafoglio clienti” di oltre 500 acquirenti veneti. Dalla sua residenza di Verona, dove viveva con la moglie, l'uomo gestiva telefonicamente ordini e consegne da effettuare nel territorio padovano e, siccome i clienti da soddisfare erano troppi per lui solo, si avvaleva di un “esercito” di “cavalli”, assoldati tra i giovani immigrati clandestini.

DROGA DALL'OLANDA. Il pusher si riforniva direttamente in Olanda – paese di provenienza della maggior parte della droga - tramite un 45enne tunisino, suo referente a Liegi (Belgio). Lo stupefacente, più puro e con un principio attivo maggiore, reperito ad Amsterdam, veniva fatto arrivare in Italia passando per il Belgio, usando come corriere un altro 33enne tunisino ed altri soggetti, di nazionalità diverse.

LA BASE PADOVANA DELLO SMERCIO. La droga, una volta giunta in Italia, veniva tagliata e suddivisa in dosi all’interno di un’abitazione di Padova che Kamel usava come appoggio per sviare ogni sospetto: quella di una ragazza italiana, insegnante di sostegno, a sua volta consumatrice.

PROVE INCONFUTABILI E ARRESTI. Con la collaborazione della magistratura di Liegi e la polizia federale belga, tutti i referenti, i corrieri e lo stesso Kamel sono stati incastrati e arrestati. Le intercettazioni telefoniche, gli interrogatori, le perquisizioni, i pedinamenti e i controlli hanno permesso di acquisire prove inconfutabili a carico anche dei soggetti che dal Belgio esportavano la cocaina diretta a Padova. In tutto, sono stati documentati sei “viaggi” pari a 6 chilogrammi di cocaina.
 

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