Sparatoria con pistole e kalashnikov al campo nomadi: cinque arresti per tentato omicidio

I fatti risalgono allo scorso ottobre, a Pionca di Vigonza. Mercoledì mattina, la squadra Mobile di Padova ha dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere

Dalle prime ore di mercoledì mattina, è in corso una vasta operazione della polizia di Stato nei confronti un gruppo di italiani sinti, pregiudicati, che si sarebbe reso responsabile di tentato omicidio in concorso, aggravato dall’utilizzo di armi da fuoco.

CINQUE ARRESTI. La squadra Mobile di Padova, coordinata dal Servizio centrale operativo e con l’ausilio delle squadre Mobili di Venezia e Treviso, ha dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Padova, Cristina Cavaggion. L’operazione di polizia giudiziaria, che vede il concorso di equipaggi del Reparto prevenzione crimine Veneto, ha interessato alcuni accampamenti nomadi tra Padova, Treviso e Venezia, oggetto di perquisizioni.

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LA SPARATORIA. L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Roberto D’Angelo della Procura di Padova, ha riguardato un gravissimo episodio avvenuto il 17 ottobre scorso a Pionca di Vigonza, quando, nel corso della notte, un gruppo, armato di pistole e kalashnikov, si recò nel campo nomadi di via Marconi sparando all’impazzata, ad altezza uomo, su roulotte ed autovetture, fuggendo poi a bordo di un’auto di grossa cilindrata provento di furto, un'Audi S4.

GLI ARRESTATI. In manette sono finiti: A.G., 40 anni, residente a Riese Pio X (Treviso); T.I., 38 anni, residente a Vedelago (Treviso); F.M., 55 anni, residente a Vedelago (Treviso); L.M., residente a Vedelago (Treviso); N.M., 41 anni, residente a Pianiga (Venezia). T.I. e N.M. già si trovavano in carcere per una rapina avvenuta in dicembre ai danni di una gioelleria in provincia di Pistoia. Gli altri sono stati invece raggiunti nei rispettivi comuni di residenza.

LITE TRA FAMIGLIE SINTI. Il movente dell'assalto sarebbe da ricercare in una lite familiare avvenuta lo scorso 14 ottobre tra J.P. e la compagna I.C. (sembra che l'uomo non fosse contento del fatto che la donna lavorasse). Durante lo scontro tra i due, sarebbe intervenuto anche il padre di lei, F.M., e la situazione sarebbe degenerata: entrambi, papà e figlia, sono stati feriti con un coltello da J.P. L l'aggressione ha provocato, a sua volta, l'azione punitiva da parte della famiglia di appartenenza dei due nei confronti dell'altro ramo familiare sinti. 

LA SPARATORIA. Il gruppo, armato di pistole, avrebbe sparato almeno 10-12 colpi all'impazzata ad altezza d'uomo contro l'abitazione di Pionca. Nessuno dei tre presenti all'interno casa è rimasto ferito. Sono state usate pistole Calibro 9 (il kalashnikov non ha funzionato per un problema tecnico). La famiglia aggredita ha reagito al fuoco: un finestrino dell'Audi S4, infatti, è stato distrutto durante la sparatoria. 

L'INTERCETTAZIONE. Tutto è iniziato dall'intercettazione di una telefonata sospetta intercorsa lo scorso 17 ottobre. Uno dei protagonisti della sparatoria avrebbe detto ad un compagno: "Andiamo a farci il pescetto". I poliziotti così hanno deciso di seguirli. M.N. è andato a Resana (Treviso), a bordo della sua Opel Corsa, dove ha incontrato T.I., L.M. e A.G.. Li ha raggiunti anche M.F., a bordo della sua Mecedes Classe B. Il gruppo si è poi diviso, per ricomparire a Pianiga (Veneiza), a bordo di un'Audi S4 rubata. Con quell'auto infatti gli arrestati si sono diretti nel luogo dell'assalto a fuoco.

SPARA NELLA CASA DOVE SI TROVA LA FIGLIA. Nell'abitazione presa di mira c'era anche I.M., la figlia minorenne di uno dei mandanti dell'assalto, M.N.. Le intercettazioni telefoniche dimostrano che il padre era consapevole della presenza della ragazza all'interno della casa. Nonostante questo, il nomade avrebbe agito senza scrupoli.

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