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Venerdì, 1 Marzo 2024
Cronaca

Lo stalker delle piazze si scusa e chiede la scarcerazione: «Non è il posto per uno come me»

Alla prima udienza ha chiesto clemenza al giudice, evidenziando il suo atteggiamento durante la detenzione. Non ha fatto cenno però alla vittima, che nel frattempo si è costituita parte civile

Ha chiesto scusa al giudice, evidenziando come in questi mesi di detezione il suo atteggiamento sia stati impeccabile. Sta provando a redimerso Simone Michelon, in carcere con l'accusa di stalking nei confronti di una ragazza che lavora in un negozio del centro. Ieri, dopo la perizia psichiatrica che ha confermato come sia perfetamente in grado di intendere e di volere, alla prima udienza che lo vede imputato per atti persecutori, il 33enne titolare di una profumeria Sotto il Salone si è scusato in tribunale per ciò ch è accaduto in questi mesi, senza però parlare della vittima. Ha spiegato alla giudice Giulia Leso che il carcere non è il luogo in cui dovrebbe vivere una persona come lui.

La vicenda

Michelon è in carcere ormai da tre mesi ed è accusato di aver tenuto dei comportamenti molesti e aggressivi verso la ragazza, pedinandola e appostandosi davanti al negozio dove lavora e vicino a casa sua (arrivando a introdursi anche in giardino). Avrebbe violato più volte i provvedimenti del giudice di divieto di avvicinamento alla ragazza e l'avrebbe anche minacciata di morte. Il 14 febbraio scorso aveva aspettato la ragazza all'uscita del lavoro, ma a proteggera c'era il padre di lei e una coppia di amici, pronti a scortarla fino al parcheggio dell'auto. Così il 33enne, forse infastidito proprio dal fatto che lei non fosse sola, si era messo a urlare gridando: «Hai finito di vivere» rivolto alla giovane. Uno dei presenti aveva chiamato il 112 e in pochissimi minuti erano arrivati i carabinieri che avevano sequestrato in tasca a Michelon un kubotan, una sorta di punteruolo. A quel punto è scattato l'arresto, ma il giorno dopo era stato rilasciato.

L'arresto

Quell'episodio, però, aveva convinto il gip Claudio Marassi ad emettere un divieto di avvicinamento alla ragazza a carico del 33enne. Passano pochi giorni e il 5 marzo il persecutore ritorna, trovando la ragazza nel negozio dove il datore l'aveva trasferita per evitare che lo stalker continuasse a perseguitarla. A quel punto il gip aveva deciso l'aggravio della misura cautelare ordinando a Michelon di tenere dalla ragazza una distanza di almeno 100 metri. Niente da fare. Il 15 marzo scorso Michelon si era ripresentato davanti al negozio. Ed era scattato un nuovo arresto. A quel punto il pm Sergio Dini ha affidato a Rago la perizia per capire se il 33enne abbia o meno un vizio totale o parziale di mente. Il medico ha effettuato una serie di colloqui in carcere con l'indagato che si è dimostrato molto collaborativo. Alla fine dell'accertamento, Rago ha concluso che Michelon è pienamente capace, dando conto che nel passato aveva avuto dei ricoveri ospedalieri per scompensi psichici.

L'udienza

All'udienza Michelon era presente e ha voluto esprimere il proprio rammarico per quanto avvenuto in questi mesi. Il suo legale ha chiesto la rimessione in termini per la richiesta di patteggiamento, dunque maggior tempo per chiedere il rito alternativo: la consulenza psichiatrica è stata depositata solamente venerdì scorso e il difensore ha chiesto maggior tempo per esaminarla. Il patteggiamento è un procedimento penale speciale che necessita dell’accordo tra le parti. Va però richiesto prima della dichiarazione di apertura del dibattimento nel caso di procedimento monocratico. E ancora, sempre dal difensore di Michelon è stata avanzata la richiesta di revisione della misura cautelare: di fatto è stata chiesta la scarcerazione dello stesso. Il giudice si è riservato la decisione per l’udienza del prossimo 4 luglio, alle 11.30, la seconda del processo partito ieri. Si è invece costituita parte civile la vittima dello stalking.

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