14enne Fontaniva suicida, non c'è alcun colpevole: "Voleva uccidersi"

Il pm euganeo ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta sulla morte della giovane, avvenuta lo scorso 9 febbraio a Cittadella. Scagionata la chat sotto accusa: nessuna istigazione, sarebbe stato tutto intenzionale

L'ex hotel Palace di Cittadella

Voleva togliersi la vita, la ragazza di Fontaniva che lo scorso 9 febbraio si è lanciata dalla torre dell'hotel Palace di Cittadella, mettendo così fine ad un'esistenza fragile e tormentata, ad appena 14 anni. Sarebbe inutile, secondo il pubblico ministero Roberto D'Angelo, cercare colpevoli inesistenti: nessuna istigazione al suicidio, solo una ragazzina intenzionata a morire, che da tempo sfregiava il suo corpo con tagli autolesionisti e che già una volta era stata salvata in extremis dopo avere inghiottito un'intera confezione di tachipirina. Poi ci sarebbero quelle lettere, lasciate a parenti e amici, e l'inquietante annuncio fatto al fidanzato a pochi giorni dalla fine: tutto programmato nel minimo dettaglio.

L'INDAGINE: La procura di Padova apre un'inchiesta - IL SINDACO DI FONTANIVA E IL FIDANZATO: "Chiudiamo questa chat maledetta" - IL CODACONS: Presentata istanza per sequestro del sito del social network - BOLDRINI: "Chiedere uso responsabile della rete"- POLIZIA POSTALE: A caccia degli autori dei messaggi in chat - CODACONS/BIS: Esposto al Garante della privacy

CASO CHIUSO SENZA COLPEVOLI. Dopo la morte della giovane studentessa, la procura aveva aperto un'inchiesta per capire se ci fosse qualcuno dietro quel gesto estremo, qualcuno che potesse avere instillato nella mente della ragazza il tragico proposito. Nel mirino degli inquirenti, anche la chat frequentata dalla giovane, un social network in voga tra i ragazzini e che, a differenza di altre piattaforme, consente a chi si iscrive di mantenere l'anonimato. Proprio qui, tra i suoi "amici" virtuali, la giovanissima di Fontaniva avrebbe espresso ripetute volte il suo malessere e il progetto che rimbombava nella sua testa di farla finita. Conversazioni passate al setaccio dalla polizia postale. Diversi utenti avrebbero in effetti suggerito alla ragazzina di suicidarsi. Tutti profili mascherati da pseudonimi. Ad ogni modo, secondo il pm euganeo, che, come riportano i quotidiani locali, ha chiesto l'archiviazione del caso, nessuno di loro sarebbe responsabile in alcun modo della morte della giovane: desiderata, meditata e compiuta, a prescindere dai messaggi folli e crudeli che hanno accompagnato in chat i suoi ultimi mesi di vita.

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