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Telefonata urgente, multa medico perché alla guida con il cellulare

La Cassazione ha convalidato la legittimità della sanzione inflitta ad una specializzanda di Padova per aver risposto al telefonino in auto anche se per fornire informazioni su una paziente in pericolo di vita

Neanche le urgenze scusano l'utilizzo del cellulare al volante. Lo ricorda la Cassazione nel convalidare la legittimità della multa inflitta ad una dottoressa di Padova per avere usato, alla guida, un telefonino non dotato di auricolare. A nulla è servito alla professionista, Tania S., specializzanda in medicina cardiovascolare, chiedere l'esimente dello "stato di necessità" in quanto nell'occasione - è stata la tesi difensiva - avrebbe ricevuto una telefonata urgentissima dal diretto superiore che la contattava per ricevere informazioni su una paziente in pericolo di vita.

LE MOTIVAZIONI. Già il Tribunale di Padova, nel maggio 2011, aveva ritenuto legittima la multa. Inutile il ricorso del medico che, in Cassazione, ha invocato l'aver agito per "adempimento di un dovere". La Sesta sezione civile ha bocciato la tesi difensiva e ha osservato che "il giudice di merito, nel ritenere sussistente l'esimente riconducibile allo stato di necessità prospettato, ha adottato una motivazione assolutamente logica", osservando che il medico "non poteva conoscere il contenuto delle richieste che le sarebbero pervenute dal suo superiore e che ove fosse stata a conoscenza della possibilità di ricevere telefonate relative a pazienti gravi, avrebbe dovuto predisporre le condizioni per rispondere con auricolare ovvero viva voce".

NESSUN PERICOLO IMMINENTE. La Cassazione ha sottolineato che lo "stato di necessità" può essere invocato solo in caso di "effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'avere agito in esecuzione di un ordine non macroscopicamente illegittimo, nonchè l'erronea persuasione di trovarsi in tali situazioni, persuasione provocata da circostanze oggettive". Nel caso in questione, hanno concluso gli 'ermellini', non c'era nè "esimente reale" nè "putativa".

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