Torre, non c'è stata nessuna lite: il rifugiato morto ieri stava male da giorni

Dopo aver sentito gli inquilini dell'appartamento di via Luxardo, la polizia ha stabilito che il 33enne del Burkina Faso soffriva da qualche giorno di disturbi psicologici che sarebbero all'origine della tragedia

Non è stata una lite tra coinquilini a causare la morte di François Tignegre, il 33enne del Burkina Faso precipitato ieri dal quarto piano della palazzina di via Luxardo 18 a Torre. A stabilirlo è stata la polizia dopo gli interrogatori agli inquilini dell'appartamento effettuati tramite l'ausilio degli interpreti.

I PRECEDENTI. Secondo la ricostruzione effettuata ascoltando i testimoni, l'uomo si trovava da giorni in uno stato di profonda inquietudine e nervosismo, chiedeva in continuazione medicinali, senza però specificare quali e per quale uso, svegliando i compagni anche nel cuore della notte. Un comportamento strano, che aveva messo in allarme i sei extracomunitari, tutti di diverse etnie, che dividevano con François l'alloggio di proprietà del Comune di Padova riservato ai rifugiati e richiedenti asilo nell'ambito del Progetto Rondine. Si tratta di persone seguite e monitorate costantemente, in attesa di ricevere la chiamata per qualche lavoro, che con la droga non hanno mai avuto niente a che fare.

LA TRAGEDIA. Non è chiaro che cosa sia scattato nella mente del giovane, fatto sta che ieri, senza alcun preavviso nè motivazione, dopo aver chiuso la porta della stanza che condivideva con un afgano di 28 anni, lo ha aggredito con un coltello ferendolo per fortuna non gravemente alla fronte, alla gamba e alla mano. Alle grida di aiuto lanciate da quest'ultimo è accorso un pachistano che ha sfondato la porta ed è riuscito momentaneamente a bloccare François. Quest'ultimo si sarebbe poi diretto verso la finestra e, dopo un tentativo da parte dei due coinquilini di fermarlo, si sarebbe arrampicato fuori - non si sa bene con quali intenzioni - per poi perdere l'equilibrio, rimanere appeso al davanzale e, infine, scivolare giù incontro alla morte. Un gesto incomprensibile, che ha lasciato senza parole i due compagni.

Le versioni fornite dagli inquilini dell'appartamento multietnico coinvolti nella vicenda sono compatibili con quelle dei testimoni oculari e, il fatto che siano state prodotte da individui che parlano lingue completamente diverse, e che dunque difficilmente avrebbero potuto accordarsi su cosa dire o no alla polizia, lascia pochi dubbi circa la loro sincerità.
 

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