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Il Cerimant di Padova

Il Cerimant di Padova

Traffico di armi, l'Esercito avvia un'indagine interna e sospende dal servizio i due arrestati

Lo Stato Maggiore ha avviato la sospensione del sottufficiale e del dipendente civile effettivi al Cerimant di Padova, parte di una banda criminale attiva fra la Sardegna ed il nord Italia

Dopo l’arresto del sottufficiale e del dipendente civile effettivi al Cerimant di Padova, lo Stato Maggiore dell’Esercito fa sapere in una nota di aver "immediatamente attivato le procedure per la sospensione dal servizio, prevedendo l’avvio di un’inchiesta interna al fine di verificare le eventuali ulteriori responsabilità e confermando la piena collaborazione con gli organi inquirenti". La Forza Armata ribadisce poi la "totale intransigenza, tolleranza zero, nel perseguire tali comportamenti individuali che violano l’etica militare e non rispettano i principi e i valori su cui si fonda la nostra storica Istituzione, screditando tutto il personale militare e civile dell’Esercito che, invece, con profonda onestà e professionalità, dedizione e spirito di sacrificio, quotidianamente svolge il proprio dovere, in Italia e all’estero, anche a rischio della propria vita".

IL PROGETTO DI RUBARE LA SALMA DI ENZO FERRARI. L'arresto dei due era avvenuto nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Cagliari su una banda criminale dedita al traffico di droga e armi fra la Sardegna ed il nord Italia (Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana), in particolare Padova. Gli inquirenti avevano accertato che la banda progettava anche il furto a scopo di estorsione della salma del costruttore automobilistico Enzo Ferrari, sepolta nel cimitero monumentale di Modena. A questo scopo erano già stati effettuati anche diversi sopralluoghi, ed erano state inoltre definite, fra alcuni componenti, le modalità di custodia della salma e di gestione dei contatti con i familiari.

PADOVA. Il sistema criminale era incentrato sulle procedure di rottamazione delle armi del 15/o Ce.Ri.Mat. (Centro rifornimenti e manutenzione) dell'Esercito di stanza a Padova. L'armaiolo R.B. e suo figlio W.B. (entrambi arrestati), il primo capo squadra dei vigili del fuoco di Padova ed il secondo pompiere "discontinuo", attraverso il luogotenente G.M. ed il dipendente P.P, entrambi in servizio al 15/o Ce.Ri.Mat., trafugavano armi intere o parti che poi venivano consegnate a R.B. Questi a sua volta le rendeva clandestine modificando la matricola. Successivamente le armi venivano cedute anche ad A.M., che a sua volta le immetteva nel mercato clandestino sardo e calabrese. Le armi venivano utilizzate anche quale corrispettivo per il pagamento di partite di droga acquistate dalla 'Ndrangheta ed inviate per lo smercio in Sardegna. Questi gli arrestati padovani: G.M., di 56 anni, residente a Cadoneghe; P.P., di 52, residente a Stanghella; R.B., di 58, residente a Conselve; W.B., di 29, residente a Conselve. 

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