Imponente traffico di automobili rubate: nei guai un ex pilota, il finto concessionario a Monselice

L'indagine della polizia stradale di Treviso ha portato al sequestro di tre Ferrari da oltre 7 milioni: nella rete degli inquirenti anche altre 10 persone che sono state denunciate

La Polizia stradale di Treviso, in collaborazione con il compartimento del Veneto, ha denunciato 12 persone, di cui 2 in arresto ai domiciliari per i reati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di auto di illecita provenienza, truffa aggravata ed autoriciclaggio. Uno dei due ammanettati è il campione di rally Alain Valle, 36 anni di Conegliano (Treviso) ma di fatto senza fissa dimora, (figlio del rallista Fabio) che insieme all'altro arrestato, Marco Bortoluzzi, 42 anni di Spresiano (Treviso), era a capo di un'organizzazione criminale capace di acquisire auto rubate o sottratte a società di noleggio, contraffare i documenti per poterle trasferire nella Repubblica Ceca dove i mezzi (apparentemente regolari per le autorità ceche) venivano "ripuliti" con una nuova e regolare immatricolazione straniera e poi di nuovo re-immessi nel mercato italiano. Nei guai è finito anche un terzo trevigiano, M.P., classe 1957, gestore dell'agenzia di pratiche auto dove venivano sistemati i documenti.

Il modus operandi

In questo complesso meccanismo un ruolo importante è stato svolto da due società operanti nel settore della compravendita di auto, una con sede fittizia a Monselice e un'altra a Povegliano (Treviso) e di un'agenzia di pratiche automobilistiche con sede di fronte l'agenzia delle entrate e la questura della Marca che falsificava abilmente i documenti delle vetture, spesso rubate tra la Sicilia e la Campagnia e portate al nord con l'utilizzo di targhe "prova" non leggibili ai caselli autostradali. Nel corso dell'operazione sono state sequestrate sette autovetture ( Fiat 500, Smart, ecc.) e sottoposte a sequestro preventivo tre Ferrari (una F110 Testarossa, una F50 ed una F140 Enzo Ferrari). «L'acquisto di auto usate a prezzi troppo vantaggiosi spesso nasconde spiacevoli sorprese per gli acquirenti che, comunque, dovrebbero sempre sospettare nel momento in cui non vengono fornite le doppie chiavi originali, dovrebbero far verificare la corrispondenza del telaio e diffidare di sistemi di pagamento in contanti o su carte prepagate»: ha spiegato il portavoce della Polizia Stradale del Veneto, Girolamo Lacquaniti. 

Le dinamiche

L'indagine è partita una donna ferrarese che ha denunciato alcuni lati oscuri nella compravendita di una vettura: dopo una verifica on line tramite apposita applicazione, la donna ha scoperto che il telaio era stato falsificato. I successivi accertamenti partiti nel 2019 hanno consentito agli agenti di risalire ai due trevigiani anche tramite l'analisi di un conto corrente intestato a Bortoluzzi (che percepiva un sussidio di circa 600 euro) dove all'interno sono transitati oltre 300mila euro frutto delle compravendite. Il gruppo che poneva in vendita tramite siti dedicati i veicoli, dopo averli fatti arrivare dal sud Italia, fingeva di immatricolarli a Praga, di fatto ripulendoli e rivendendoli poi in Italia ai malcapitati. In totale sarebbero una ventina le automobili rivendute con questo metodo.

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