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Lunedì, 24 Gennaio 2022
Cronaca

Straordinario trapianto di polmoni all'Ospedale di Padova: è la prima volta in Veneto

Sono stati espiantati i due polmoni da un paziente "a cuore fermo" e trapiantati a un 62enne che aveva già subito tale intervento

«Oltre al Covid c'è molto di più». La puntualizzazione è di Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera, che introduce così la straordinaria notizia relativa a un nuovo traguardo raggiunto in via Giustiniani: per la prima volta in Veneto (e la settima in Italia) sono infatti stati espiantati i due polmoni da un paziente "a cuore fermo" e trapiantati a un 62enne che aveva già subito tale intervento. 

Trapianto

A spiegarlo nel dettaglio è chi l'ha compiuto con la sua équipe, ovvero il professor Federico Rea, direttore del dipartimento di Chirurgia toracica: «Un 50enne del Padovano prima di Natale si è sentito male a causa di un aneurisma dissecante dell'aorta. Durante il trasporto in ospedale è andato in arresto cardiocircolatorio: arrivato in ospedale abbiamo provato ad attaccarlo all'Ecmo, una macchina che consente di ricreare la circolazione extracorporea, ma non ha funzionato e purtroppo è deceduto. A quel punto abbiamo attivato la procedura per la donazione degli organi: non potevamo più salvare rene e fegato mancando la circolazione sanguigna, ma siamo riusciti a tenere "in vita" i polmoni intubandolo e introducendo aria al loro interno. Il passo successivo è stato, una volta ottenuto il via libera dai familiari, espiantare i polmoni e inserirli in una macchina che si chiama Ocs e che permette non solo di garantire la circolazione sanguigna grazie a una pompa ma di misurare anche il funzionamento del polmone, che osserviamo per sei ore prima di trapiantarlo». Il professor Rea passa quindi all'intervento vero e proprio: «Il ricevente è un 62enne residente in Veneto che aveva già subito in passato lo stesso trapianto a causa di una fibrosi polmonare ma che ha avuto un rigetto cronico: era già ricoverato in ospedale, è stato operato d'urgenza e dopo un periodo in terapia intensiva ora è tornato a casa». L'eccezionalità dell'intervento sta nell'aver recuperato i polmoni da un donatore da morte cardiaca e non da un donatore da morte cerebrale. 

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