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Truffatori ordinavano merce senza pagare per conto di aziende ignare

Tre le persone arrestate dalla Finanza. Danneggiate 16 aziende del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Circa mezzo milione di euro la merce non pagata

Un’operazione della Guardia di Finanza di Cittadella, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, ha consentito di smascherare la truffa messa in piedi da tre persone ai danni di almeno 16 aziende del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Puglia.

IN MANETTE. I tre, arrestati in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal tribunale di Padova per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, ordinavano centinaia di migliaia di euro di merce per nome e per conto di ignare aziende dell’Alta padovana e del Vicentino, senza poi pagare nulla. La merce non pagata ammonta a circa mezzo milione di euro. In manette sono finiti Domenico C., 50enne napoletano di Sant'Antimo, Marco M., 50enne napoletano di Grumo Nevano, e Stefano S., 57enne pistoiese di Massa e Cozzile.

IL MODUS OPERANDI. L'indagine è partita da una denuncia del titolare di una ditta di casalinghi e ferramenta dopo che aveva ricevuto richieste di pagamento (ricevute bancarie) relative a numerosi ordinativi di merce di cui ne disconosceva la paternità. I finanzieri di Cittadella hanno così accertato che gli indagati avevano "rubato" i dati del commerciante, con cui avevano avuto rapporti di collaborazione per la vendita di pannelli solari, per ordinare via e-mail ingenti quantitativi di materiali edili ed impiantistica, indirizzando le richieste di pagamento all'ignara ditta. Lo stesso modus operandi è stato adottato con il furto d'identità a danno di una azienda del Vicentino.

IL SISTEMA DEI CONTATTI. Gli arrestati avevano messo dei numeri di telefono che non corrispondevano a quelli reali e, per non farsi individuare, ma mantenere i contatti con le imprese truffate, avevano creato un ingegnoso sistema di comunicazioni. Con i dati abusivamente sottratti avevano attivato un account di posta elettronica e poi sottoscritto un contratto di fornitura di servizi vocali e fax con una società lombarda per cui ogni fax che ricevevano veniva convertito in formato Pdf e reindirizzato su di un pc portatile o smartphone. L'intento era di essere irrintracciabili, ma apparire alle aziende come una struttura imprenditoriale realmente esistente, indicando per questo un numero telefonico fisso - che dava l'idea di un ufficio - mentre era in realtà una utenza mobile. L'elemento che ha permesso l'individuazione degli arrestati è stato l'indirizzo Ip del computer da dove sono stati attivati i servizi di fonia, che è risultato lo stesso utilizzato da una società che aveva richiesto altri analoghi servizi, la Cepa Import Export Srl, della quale uno degli indagati, Domenico C. è il rappresentante legale.

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