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Viaggi, lusso e denaro: dipendente truffa l'azienda per 800mila euro

Centinaia di migliaia di euro accumulate dal 2009 al 2014, grazie all'accesso ai numeri e ai codici delle carte di credito della ditta di Due Carrare per cui lavorava. Spese extra con cui si pagava la bella vita

Sarebbe stato un piano “geniale”, non foss’altro che la situazione gli è sfuggita di mano, e il dipendente amministrativo di una multinazionale con sede a Due Carrare, amante della bella vita e dei soldi facili, si è cacciato in un mare di guai.

IL "VIZIETTO". Viaggi, alberghi, lusso e denaro a volontà. Questa la cornice in cui un 48enne, originario di Montegrotto, ha trascorso gli ultimi cinque anni. Un tenore ben superiore a quello che gli avrebbe potuto garantire il suo stipendio, mantenuto grazie ad alcune entrate “extra”, di cui nessuno, all’interno dell’azienda, ha saputo nulla per anni.

LA TRUFFA. Lo scaltro dipendente aveva messo in atto un sistema quasi infallibile che gli ha permesso di “arrotondare” i propri guadagni: una truffa mastodontica, che, dal 2009 fino a pochi mesi fa, ha raggiunto la cifra colossale di 800mila euro. Come è stato possibile? Lo "sceicco" padovano lavorava nell’amministrazione di un’azienda che si occupa della produzione e della fornitura di apparecchiature e componenti destinati all'industria. Nelle sue mani, codici e numeri di tutte le carte di credito impiegate dalla ditta per pagare le trasferte dei suoi dipendenti. Un incarico di responsabilità, da cui si presuppone che il truffatore godesse di piena fiducia all’interno della multinazionale.

IL PIANO. Una fiducia mal riposta, a quanto pare, visto che il 48enne ha impiegato i dati in suo possesso per prelievi personali, destinati ad alberghi di lusso e a visite in città d’arte e capitali europee. Per nascondere il suo “vizietto”, l’utilizzo del pagamento online tramite paypal: i dipendenti partivano con la carta per i propri viaggi di lavoro. A quel punto, comodamente da casa, l’uomo iniziava i prelievi dalla carta in questione. Non era necessario possedere la tessera fisicamente, bastava avere il codice "pin". Gli addebiti risultavano tutti sulle spese per il viaggio d’affari del collega di turno, mentre lui se la spassava in vacanza, gratis.

L'INTOPPO. L’azienda non ha mai notato le manovre del personaggio, fino a quando la brama lo ha attanagliato. Se nel 2009 i prelievi illeciti erano stati di poche decine di migliaia di euro, con il passare del tempo al "re dei viaggi gratis" si erano bucate le tasche: nell’ultimo anno aveva prelevato oltre 200mila euro. I conti hanno iniziato a non quadrare e da una serie di controlli incrociati si è arrivati all’intoppo: perché su una carta di credito usata per un viaggio negli Stati Uniti risultava la spesa di un hotel di lusso a Venezia?

LA PERQUISIZIONE. Pochi mesi fa si è aperta l’inchiesta, che ha condotto dritta al 48enne di Montegrotto. I militari dell’Arma hanno effettuato una perquisizione nell’appartamento dell’indagato, trovando montagne di scontrini e ricevute che non gli hanno lasciato scampo. Ora l’infedele dipendente è stato messo con le spalle al muro e dovrà rispondere di appropriazione indebita. I bei tempi paiono proprio essere finiti.

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