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Una truffa per migliaia di euro l'avrebbe portata al suicidio

Non sarebbe stato solo il suo "male di vivere" a gettarla nello sconforto e a spingerla ad uccidersi nella sua abitazione di via Libia, a Padova. Nello scritto lasciato prima di morire farebbe riferimento a quel raggiro subito anni addietro

Non ci sarebbero solo la depressione e lo sconforto, dettato da una vita minata dalle difficoltà, alla base del suicidio di una 55enne trovata in un lago di sangue martedì, nella sua abitazione di via Libia, a Padova. Nello scritto lasciato prima di morire, ci sarebbe dell'altro: una truffa ai suoi danni per 460mila euro.

RAGGIRO. Come riporta il quotidiano il Gazzettino, nella lettera lasciata dalla donna, ci sarebbero sì parole intrise di tristezza per la sua esistenza non facile ma anche lo sconforto per un raggiro di migliaia di euro. Una truffa che risale al luglio 2013 quando la cinquantacinquenne, insieme allo zio prete che accudiva, sarebbe stata derubata da due individui che si sarebbero spacciati per un agente segreto e per il nipote del prelato. Piano diabolico che sarebbe stato scoperto da un chirichetto vicino allo zio e che avrebbe portato alla denuncia dei due malfattori: un 46enne, ex parrocchiano, residente a Padova e un 70enne residente in Lombardia

A GIUDIZIO. I due avrebbero indotto la nipote del sacerdote a consegnare somme di denaro per un totale di 460 mila euro per darle protezione a fronte "dei pericoli della vita". Ad aprile i due truffatori dovrebbero presentarsi in tribunale per l’udienza preliminare.

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