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Tubone di 20 chilometri anti-pfas, in arrivo acqua "buona" nella Bassa Padovana

L’annuncio è dei consiglieri di Cia Padova – Mauro Bertin, Davide Bertipaglia, Paolo Zovi, Marco Zambon e Emanuele Bonello – che fanno parte dell’Assemblea del Consorzio

Il tubone anti-Pfas, di fatto una tubazione sotterranea lunga quasi 20 chilometri che partirà da Cologna Veneta e arriverà fino a Merlara e che porterà acqua pulita nella Bassa, prelevandola dal canale Leb, vedrà la luce nel 2022. L’annuncio è dei consiglieri di Cia Padova – Mauro Bertin, Davide Bertipaglia, Paolo Zovi, Marco Zambon e Emanuele Bonello – che fanno parte dell’Assemblea del Consorzio di bonifica Adige-Euganeo. Nei giorni scorsi si sono tenute due direzioni di zona, in videoconferenza: una relativa all’area di Este e Montagnana, un’altra riguardante il Conselvano. Nell’occasione sono state illustrate le opere i cui cantieri partiranno da qui a breve; fra queste, appunto, il tubone, per un investimento complessivo di 42 milioni di euro.

Due progetti

Sempre in tema di grandi opere, sono inoltre in agenda due progetti da 20 milioni di euro ciascuno nei comprensori di Anguillara e Pozzonovo e Vighizzolo-Sant’Urbano. Si tratta di nuovi manufatti “anti-alluvione”, in grado di scaricare direttamente nel fiume Adige, in maniera sicura e rapida, le acque meteoriche in caso di forti nubifragi. La portata degli stessi è di 50-60 metri cubi d’acqua al secondo. La tematica del dissesto idrogeologico, peraltro, è tornata di strettissima attualità proprio nell’ultima settimana. «Le abbondanti precipitazioni registrate – sottolinea il presidente di Cia Padova, Roberto Betto – suonano come l’ennesimo campanello d’allarme, la guardia va mantenuta alta”. Non c’è tempo da perdere, prosegue, “chiederemo nelle sedi più opportune che parte dei fondi del Next generation Eu siano destinati alla corretta manutenzione del territorio, affinché non si verifichino più esondazioni di fiumi o canali. Le alluvioni, come abbiamo purtroppo sperimentato dieci anni fa, finiscono per mettere in ginocchio tanto l’agricoltura che l’intera popolazione, causando danni ingentissimi».

Metodologia pragmatica

Fra le altre iniziative di Cia, «Domanderemo al Governo, attraverso la Regione Veneto, di agire con una metodologia più pragmatica finalizzata ad una generale manutenzione dei corsi d’acqua. Prima di trovare delle soluzioni concrete occorre mettersi in attento ascolto delle richieste provenienti dal territorio, e dagli imprenditori agricoli in particolare». Tale nuovo approccio, chiarisce il presidente, «deve tenere nella giusta considerazione le elaborazioni tecniche sviluppate dagli ingegneri idraulici e dai geologi; tuttavia, è chiamato pure ad attivare un continuo dialogo con chi vive capillarmente il territorio: su tutti, i nostri agricoltori». Questo metodo, aggiunge, «va quindi esteso su ogni singola area del Paese, come indicato nel nostro manifesto, Il Paese che Vogliamo”. “Ad un anno esatto dalle elezioni che si sono tenute nei Consorzi veneti, il mondo agricolo, unito, sta dimostrando di avere a cuore il territorio nel suo complesso. Oggi non ci sono margini per le divisioni, stiamo remando tutti nella stessa direzione». «Sul tavolo vi sono molte progettualità che mirano a risolvere definitivamente la criticità del dissesto idrogeologico – conclude il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini - Siamo pronti a dare sostegno grazie alle nostre rappresentanze nei sette Consorzi di bonifica del Veneto». Alle videoconferenze hanno preso parte anche il presidente del Consorzio Adige-Euganeo, Michele Zanato, il vice, Renzo Marcon, il direttore Stefano Vettorello e gli ingegneri Giuseppe Gasparetto Stori, Lorenzo Frison e Luca Michielon.

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