Una lettera per chiedere verità: la madre di Mauro Guerra si appella al Presidente Mattarella

La madre di Mauro Guerra, Giusi Businaro, ha deciso di mandare una lettera anche al Capo dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, per chiedere ancora una volta verità e giustizia riguardo la morte del figlio

Giusi Businaro, la madre di Mauro Guerra

Dopo che quest’estate si era rivolta direttamente al Generale dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni Nistri, che l'ha poi invitata a Roma per un incontro, la madre di Mauro Guerra, Giusi Businaro, ha deciso di mandare una lettera anche al Capo dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, per chiedere ancora una volta verità e giustizia riguardo la morte del figlio. Il trentaduenne Mauro Guerra fu ucciso quattro anni fa da un carabiniere che è stato poi assolto in primo grado nonostante le motivazioni della sentenza evidenzino abusi e comportamenti arbitrari da parte degli uomini dell’Arma presenti a Carmignano di Sant’Urbano, il paese dove si è consumata la tragedia. Il Presidente della Repubblica è in procinto di arrivare a Padova per aprire ufficialmente l'anno da Capitale Europea del Volontariato. 

La lettera

Nella lunga lettera viene ripercorsa tutta la vicenda, dal fatidico 29 luglio del 2015 fino alla conlcusione del processo di primo grado che assolve di fatto l'unico imputato, il maresciallo Pegoraro. «Io - scrive la signora Businaro - non so sig. Presidente se lei sia a conoscenza della tragedia che ci ha colpiti il 29 luglio 2015 e che ha visto l' assurda ed inaccettabile scomparsa di mio figlio Mauro, un giovane di 32 anni laureato in economia internazionale, appassionato di pittura e temi religiosi e che, in un torrido pomeriggio di fine luglio si è visto braccato e accerchiato a casa sua da dieci di uomini in divisa, armati di pistola che  comandati dal maresciallo Pegoraro, hanno fatto irruzione a casa nostra con l'intento di catturarlo e trasportarlo all'ospedale per sottoporlo ad un TSO che nessuno aveva mai ordinato. [continua] Mio figlio sa di non aver commesso nessun reato e ciò che sta subendo è un illecito, e dopo 3 ore di assedio sotto un sole cocente di 40 ° scappa  in mezzo ai campi, non vuole perdere la sua libertà la difende e la reclama  a gran voce. Ma ancora lo inseguono, eseguono gli ordini di Pegoraro forse ancora non sanno che non c’è nessun provvedimento nei confronti di Mauro. Mauro scappa a piedi nudi in un campo di grano appena falciato. Il brigadiere.Sarto lo raggiunge e  lo ammanetta illegalmente ad un polso. Mauro si vede perduto, ha paura ormai e non sa più come difendersi: per la prima volta si difende con violenza e gli dà un pugno atterrandolo ma da un metro e mezzo di distanza Pegoraro estrae la pistola, un arma letale ,e gli spara dritto al torace. Gli trafigge fegato polmoni stomaco e diaframma. Trafigge quel corpo che io ho cullato e cresciuto amato e curato come qualsiasi altra madre».

Verità

Nella lunga lettera viene dato molto risalto al processo e a quanto questo abbia davvero lasciati sconcertati tutti i familiari: «Il 21 febbraio 2018 inizia il processo dunque a carico di Pegoraro per eccesso colposo di legittima difesa . ll processo, me ne rendo conto da subito, viene fatto a Mauro e non a chi lo ha ucciso.  Il sostituto procuratore Suriano ,titolare delle indagin, verrà trasferito dopo 2 udienze  e la Pubblica Accusa sarà sostenuta questa volta dal procuratore capo Carmelo Ruberto che si dimostrerà ben presto la pubblica difesa dell'imputato e diventerà incredibilmente e dolorosamente il suo miglior difensore .Mauro diventerà il violento, colui che avrebbe potuto uccidere. La verità verrà stravolta e Mauro verrà ucciso una seconda volta . Questa volta dal PM che clamorosamente, all’ ultima udienza ,chiederà la Piena assoluzione dell' assassino di mio figlio». E' fortissimo l'attacco che fa la madre di Mauro Guerra: «La Procura di Rovigo per noi è stata ostile e nemica. Non hanno mai voluto incontarci nonostante le nostre richieste, non ci ha mai rivolto uno sguardo e nemmeno un cenno di saluto, non ha mai voluto nesssun tipo di contatto con la famiglia della vittima, pur essendo stata  suo malgrado spettatrice attonita e disperata di quella sciagurata giornata». 

Pubblico Ministero

Non lesina particolari nella sua lettera, mamma Giusi. Racconta tutto quello che lei e la sua famiglia hanno vissuto e stanno ancora vivendo in questi anni non riparmiando grosse critiche soprattutto al Pubblico Ministero che ha portato avanti la causa in tribunale: «Un PM che in requisitoria finale scredita la sua stessa perizia balistica disposta proprio dalla procuara stessa la quale stabilisce al massimo 1 metro e mezzo di distanza tra lo sparatore e mio figlio e trasforma la distanza in 9- 10 metri, addirittura il doppio di quelli ammessi da Pegoraro in sede di interrogatorio ,il quale ne dichiarava  la metà Un PM che fa ripeter accertamenti tecnici non ripetibili, solo per avvalorare la tesi difensiva nei confronti di Pegoraro. Un PM che non dà nessuna importanza alle perizie medico legali che accertano che Sarto riporterà solo una lieve escoriazione al cuoio capelluto e che non ha necessitato di alcun punto di sutura. Un PM che giudica falsi ed inattendibili 3 poveri testimoni che , per caso, passavano di lì quel giorno,e hanno visto Mauro nel momento dello sparo. Un Pm che dà per certe solo le testimonianze dei caarbinieri e non persegue affatto la ricerca della verità, che è una ed una sola :l’omicidio di mio figlio è stato solo l’atto finale di una serie di reati commessi da Pegoraro e dai suoi uomini ,che ebbe come inizio la folle iniziativa di radunare un imponente numero di carabinieri presso la nostra privata abitazione, con l’intento di catturare mio figlio e trasportarlo in ospedale con l’ausilio di un’ambulanza intervenuta per volontà di Pegoraro stesso».

La richiesta

«So - conlcude così la lettera Giusi Businaro - che Lei Presidente sarà a Padova il prossimo 7 febbario e se avrà letto questa mia testimonianza, dedichi un pensiero a questo mio figlio adorato. Il figlio mio ma anche dell’Italia, un Italia che lo ha abbandonato e che spera venga dimenticato. Io le chiedo, come madre, che ci aiuti ad impedire che sia così». 

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