Cronaca

Il commiato del rettore: "Fiero di aver servito la 'mia' università"

Dopo sei anni di mandato, alla guida dell'ateneo di Padova, Giuseppe Zaccaria ha voluto salutare, con una lettera di congedo, docenti, studenti e personale tutto. Giovedì, l'insediamento di Rosario Rizzuto

Giuseppe Zaccaria

A conclusione dei sei anni di mandato, alla guida dell'università di Padova, il rettore Giuseppe Zaccaria ha voluto salutare, con una lettera di congedo, docenti, studenti e personale tecnico e amministrativo dell'ateneo. Giovedì, il suo successore, Rosario Rizzuto, si insedierà e presenterà la sua squadra di governo.

Di seguito il commiato di Zaccaria:

Il momento del congedo non è mai facile in nessuna circostanza. Tanto meno in quest’occasione in cui l’ormai tradizionale lettera che all’inizio di ogni anno accademico ho inviato a tutti voi (assieme al Rapporto sullo stato dell’Ateneo che troverete anche quest’anno in allegato) coincide con la conclusione dell’incarico che ho svolto per sei anni, a partire dal 2009. Lunghi davvero, mi sento di dire, se penso non solo alla quantità e qualità del lavoro svolto con il prezioso apporto di tutti voi, ma anche ai veri e propri sconvolgimenti che hanno attraversato la scena nazionale e internazionale: dalla devastante crisi economica e finanziaria apertasi nel 2008 e tuttora non conclusa, alle vicende politiche italiane con l’avvicendamento di ben quattro governi (e di quattro ministri dell’università e ricerca…), dai pesanti tagli della spesa pubblica alla drastica riforma dell’università. Malgrado le difficoltà di questo contesto, sento di potermi congedare dalla guida del nostro Ateneo con un bilancio positivo, grazie anche alla disponibilità e alla risposta fornite dai docenti, dal personale, da tutte le componenti della nostra Università.

Non è stato semplice adeguare la struttura del nostro Ateneo, grande e complesso e con una plurisecolare tradizione da tenere viva, anzi da rilanciare, in base alle necessità dei tempi e alla normativa prevista dalla riforma. Tutto ciò in un contesto caratterizzato dai più pesanti tagli dell’intera storia repubblicana, e dal crescente appesantimento dei vincoli burocratici che hanno rischiato di compromettere l’effettiva autonomia delle Università.

Malgrado questo Padova è riuscita ad applicare la riforma in tempi rapidi, attraverso passaggi-chiave come il varo dello Statuto e del Regolamento, la chiusura delle Facoltà, la radicale rivisitazione dei Dipartimenti; il tutto mantenendo perfettamente sano il bilancio, e senza minimamente compromettere anzi potenziando gli investimenti su quelli che consideriamo i nostri punti di forza. Mi riferisco soprattutto ai due pilastri della ricerca e dell’internazionalizzazione, indispensabili per poter competere sulla scena dell’alta formazione a livello mondiale. 

Mi sento di sottolineare a fianco dei risultati raggiunti una scelta di metodo cui ho cercato di ispirare costantemente la mia azione di rettore: evitare la facile prassi delle proteste e delle lamentele, per concentrarsi nello sforzo di fornire risposte adeguate nelle condizioni date: attraverso l’applicazione rapida della riforma, la formulazione dello Statuto, la gestione oculata del bilancio, l’implementazione di politiche tali da non penalizzare anzi migliorare nei limiti del possibile la ricerca e la didattica. E sempre con lo sguardo che andasse oltre la quotidianità, mirando al futuro. Per conseguire tutto ciò, è stato davvero indispensabile il contributo di tutti voi, ciascuno nel suo ruolo e per la sua parte grande o piccola di responsabilità: per questo il grazie che vi rivolgo attraverso queste righe, credetemi, è davvero sincero e non rituale; è il grazie di chi sa quanto esigente e arduo sia stato il percorso che abbiamo fatto insieme, che sarebbe stato ben più intricato e soprattutto meno produttivo senza la vostra collaborazione.

Al professor Rosario Rizzuto, che mi subentra nel difficile ma gratificante compito di guidare per i prossimi sei anni il nostro Ateneo, rivolgo un saluto e un augurio, anche questi tutt’altro che rituali. È persona di riconosciuto prestigio scientifico e di sicure capacità, che ha deciso di impegnarsi in un compito di alto profilo, anche a costo di sacrificare la sua attività di ricerca: sono certo che saprà raccogliere il testimone e portarlo avanti nel suo mandato con risultati all’altezza della tradizione della nostra università. Per quanto mi riguarda, torno con piacere al mio lavoro di insegnamento e di ricerca, ma anche – è inutile nasconderlo – con una punta di nostalgia per quanto mi lascio alle spalle. Comunque fiero di aver avuto l’onore di servire la “mia” Università, continuerò a sentirmi parte di questa bella e grande famiglia che ogni giorno tiene viva l’originaria missione fondativa del nostro ateneo, quella di garantire e di diffondere universalmente la “patavina libertas”.

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