L’Università di Padova capofila in Italia per la libertà di pensiero, espressione e ricerca

La cerimonia sarà martedì 19 febbraio, ore 12, in aula Nievo di Palazzo Bo e sancirà la collaborazione tra SAR Italia (Scholars at Risk) e l’ateneo patavino. L’obiettivo è quello di proteggere gli individui più vulnerabili

Il cortile del palazzo Bo

«Gli ottocento anni saranno l’occasione per raccontare l’immenso patrimonio scientifico, culturale e artistico e i valori fondanti del nostro Ateneo, in primis la libertas, quella libertà di pensiero, di ricerca, di scelte di vita che è stata fin dalla fondazione elemento identitario, che è stata difesa con coraggio nei momenti più duri della nostra storia, e che oggi ci ha portato a essere tra i fondatori della sezione italiana di scholars at risk, che difende la libertà accademica nel mondo, e a continuare a chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni», così si è espresso Rosario Rizzuto, Rettore dell’Università di Padova, in occasione dell’inaugurazione del 797esiamo anno accademico, lo scorso 8 febbraio.

La libertà

In risposta agli attacchi sempre più frequenti alle libertà di pensiero, espressione e ricerca contro studiosi e studiose nel mondo, le università italiane fanno fronte comune e danno vita alla sezione italiana della rete internazionale Scholars at Risk (SAR). Nel mondo Scholars at Risk opera da dieci anni e sostiene chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni palesi dei loro diritti fondamentali.

La rete degli Atenei

Martedì 19 febbraio alle ore 12 in Aula Nievo di Palazzo Bo, via VIII febbraio 2 a Padova, verrà formalizzata la costituzione della rete di SAR Italia, che comprende quattordici atenei firmatari (Università di Padova e Trento, promotrici dell’iniziativa, l’Istituto Universitario Europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola Normale Superiore, le Università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona). Il documento sarà siglato, alla presenza di Sinead O’Gorman - Direttrice di Scholars at Risk Europe, da Rosario Rizzuto, Rettore dell’Università di Padova, Paolo Collini, Rettore dell’Università di Trento, e daidelegati delle università aderenti.

Tutelare gli studiosi a rischio

SAR Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi a rischio - e della libertà accademica in generale - attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy. Diverse università nel mondo hanno nel tempo preso coscienza della necessità di fornire risposte a questa situazione, promuovendo strategie collaborative di protezione verso accademici a rischio, come evidenziato dalle attività portate avanti dalla rete internazionale Scholars at Risks (SAR).

La storia

SAR nasce all’Università di Chicago nel 1999, da allora decine di università hanno aderito alla rete e hanno contribuito a difendere migliaia di studiosi in tutto il mondo. Dal 2005, SAR e i partner collegati si sono strutturati in “sezioni” e “reti” costruendo una comunità globale impegnata ad aiutare gli studiosi e a promuovere la libertà accademica ovunque. Esistono ad oggi sezioni nel Regno Unito, Paesi Bassi, Irlanda, Norvegia, Canada, Svizzera, Svezia, Germania, Finlandia e Stati Uniti.

Proteggere le persone vulnerabili

Non solo, nel 2012 SAR ha lanciato un progetto di monitoraggio della libertà accademica - una collaborazione tra ricercatori che documentano gli attacchi all’istruzione superiore - con lo scopo di denunciare pubblicamente le violazioni e proteggere le persone vulnerabili. Nel 2015 è stato redatto il primo documento (Free to Think) che analizzava 333 attacchi (dal 2011 al 2015) in 65 paesi, dimostrando la pressante necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Le violenze fisiche e psicologiche

Nel 2018, in un solo anno, gli attacchi sono stati 294 in 47 paesi. Si tratta di violenze da parte di individui armati e gruppi contro campus o singoli studenti e studiosi; di detenzione illecita, pratiche illegali e persecuzioni per limitare ogni libera espressione accademica; di repressione di manifestazioni; di costrizione in campi di rieducazione dove è negata l’assistenza legale e praticata la violenza fisica e psicologica; di pressioni indebite da parte di attori statali e non statali che prevedono reclusione, licenziamenti di massa, azioni penali, restrizioni ai viaggi all’estero, rifiuto mirato di ingresso o uscita dal paese ed espulsioni; di minacce all’autonomia istituzionale, comprese le azioni statali per far chiudere le università e centri di ricerca.

I danni alle persone e alle istituzioni

L’analisi dimostra che gli attacchi sono condotti da attori statali e non statali, in società democratiche e non: questa violenza non solo danneggia direttamente le persone, ma compromette il sistema di istruzione superiore riducendo il libero spazio di pensiero mettendo in discussione la condivisione di idee in modo libero e sicuro. SAR, anche attraverso il Free to Think, riesce a monitorare la libertà accademica e gli studiosi a rischio con l’obiettivo di proteggere gli individui più vulnerabili.

L’accordo con l’Università

L’importante accordo che verrà siglato all’Università di Padova, è il momento centrale del convegno “Knowledges at Risks: Universities addressing the challenges of academic freedom” promosso dall’Ateneo patavino, in collaborazione con Scholars at Risk e Università di Trento. Nell’ambito dell’incontro, che si terrà nelle giornate di lunedì 18 (dalle ore 9.30) e martedì 19 febbraio in Aula Nievo di Palazzo Bo, si parlerà di libertà accademica a rischio, in contesti autoritari e non solo, e del ruolo delle università nel promuovere la libera manifestazione del pensiero.

Le trasformazioni globali

Le università nel mondo contemporaneo si confrontano con profonde e spesso contradittorie trasformazioni. Processi eterogenei di globalizzazione e l’affermazione di modelli di gestione manageriale delle istituzioni accademiche possono modificare radicalmente la visione del mandato delle università e il significato tradizionalmente attribuito all’insegnamento e alla ricerca. A ciò si accompagna la tendenza a marginalizzare discipline fondamentali come gli studi umanistici e le scienze sociali.

Qual è il ruolo dell’Università?

Di certo, il ricorso crescente alla tecnologia digitale apre scenari nuovi e interessanti in merito alla fruizione del sapere. Allo stesso tempo, tale riscorso promuove trasformazioni sia sul piano degli obiettivi e dei contenuti della ricerca, sia sull’utilizzo e disseminazione della conoscenza: trasformazioni il cui esito è incerto e difficile da prevedere. Questi mutamenti pongono interrogativi stringenti sul ruolo delle università e del sapere nel promuovere l’interesse pubblico e forme di convivenza democratica. Da un lato, la spinta attuale verso l’internazionalizzazione invita molte università a stipulare accordi di scambio e collaborazione. Dall’altro, questa tendenza si confronta con la crescente affermazione di ideologie e/o governi nazionalisti, populisti e xenofobi, aspetto che inibisce progetti di natura collaborativa transnazionale e, soprattutto, mette profondamente in discussione la capacità dei membri della comunità accademica di condividere le priorie idee e la propria ricerca all’interno e all’esterno del mondo universitario.

La svolta autoritaria di molti governi

In questo contesto, la svolta autoritaria di molti governi – e il proliferare di conflitti a livello interazionale – hanno colpito gravemente sia insegnanti che studenti, che con difficoltà esercitano il loro diritto di studio e ricerca, nonché di libertà di espressione nella sfera pubblica. Un numero crescente di ricercatori e studenti è vittima di violenza politica, arresto e incriminazione, licenziamento o sospensione dal lavoro, forme di aggressione fisica e verbale e anche subdole restrizioni prolungate in termini di mobilità geografica. Alle due giornate aperte al pubblico (Programma “Knowledges at Risk”) interverranno relatori internazionali che discuteranno delle difficili condizioni di elaborazione e diffusione del sapere nelle società contemporanee e della situazione di intellettuali costretti a non poter più esercitare la libertà di far ricerca nei propri paesi. Verrà rivolta un’attenzione particolare all’analisi del ruolo delle università nel promuovere iniziative di protezione verso la comunità accademica e nel supportare ricercatori e studenti nelle loro attività di ricerca, insegnamento e formazione. Il convegno è organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche a studi internazionali (SPGI) dell’Università di Padova in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale (DSRS) dell’Università di Trento e la rete internazionale Scholars at Risks (SAR).

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