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Il governatore del Veneto Luca Zaia e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin

Il governatore del Veneto Luca Zaia e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin

Vaccini obbligatori. Lorenzin: "Spero Zaia ci ripensi"; il governatore del Veneto: "Si impongano vere anagrafi informatizzate"

Il ministro della Salute risponde al presidente della Regione che ribatte: "Il Veneto è un esempio. No alla coercizione: si informino e si accompagnino i genitori nella scelta"

“Io spero che Zaia ci ripensi”. Sono queste le parole con cui il ministro della salute Beatrice Lorenzin risponde al presidente della Regione Veneto Luca Zaia in merito al decreto sui vaccini. Un decreto che, secondo Zaia, è coercitivo. Da questa considerazione ha preso il via il ricorso contro il decreto legislativo 73 “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che sancisce l’obbligo vaccinale e la gratuità di 12 vaccinazioni da somministrare entro i 16 anni di vita.

SISTEMA SANITARIO VENETO COME BENCHMARK. “Noi non cerchiamo risse, polemiche e ribalte  politiche, non siamo contro le vaccinazioni (tutt’altro) e, quando ci viene richiesto, collaboriamo lealmente e nell’interesse generale con il ministro e con i suoi tecnici, forti anche di un benchmark che è il sistema sanitario veneto, fra i più efficienti d’Europa e con un sistema di prevenzione che il mondo ci invidia”. Con questa premessa il presidente Luca Zaia replica alle affermazioni del ministro della Salute Lorenzin.

L'APPLICABILITÀ DEL DECRETO. “Il ministro Lorenzin non ha affatto bisogno del consenso del Veneto, ha una maggioranza in Parlamento: si faccia convertire in legge il decreto indipendentemente dal nostro ricorso alla Corte Costituzionale. Si accerti prima, però, di avere il consenso di tutti i parlamentari - prosegue il presidente del Veneto -. Se si è intimamente convinti che il decreto sia perfettamente applicabile, che non lasci margini di ambiguità scientifica, che sia davvero indispensabile e che trovi un consenso corale, tranne che in un Veneto così fuori strada, il ministro ne faccia tradurre i contenuti in singole leggi regionali”. 

IL MINISTRO REPLICA. “Il decreto è dato dall'urgenza e dalla necessità che abbiamo di riportare in brevissimo tempo i dati di immunizzazione di massa in Italia sopra il 95% su quelle che sono le patologie che reputiamo più gravi - replica il ministro -. Tra l'altro la Regione Veneto ha avuto negli anni un calo di vaccinazioni e immunizzazioni molto forte e di cui l'Iss ha presentato un rapporto. C'è stato un leggero miglioramento ma siamo sempre molto al di sotto dei dati che noi e che l'Oms riteniamo congrui. Forse la regione Veneto ha bisogno più di altre di questo decreto”.

I RISULTATI NEL VENETO. Ma è proprio il Veneto, regione nella quale da dieci anni l’obbligarietà dei vaccini è stata abolita, a dimostrare che non è attraverso la coercizione che si ottengono dei risultati - e quindi dei riscontri positivi da parte dei genitori che scelgono di vaccinare i propri figli - ma piuttosto attraverso l’informazione e l’accompagnamento nella scelta vaccinale. “Il Veneto – ribadisce il governatore della regione - difende un modello che esiste da dieci anni, concordato e monitorato periodicamente con lo stesso ministero. Pur se indicati come i cattivi del giorno, noi continuiamo a ritenere che questo decreto non informi ma punisca, monetizzi l’obbligo e non rassicuri le famiglie né le metta in grado di formarsi un’opinione positiva, e si trasformerà in un boomerang e quindi incentivo ulteriore per motivare anche gli indecisi ad abbandonare le vaccinazioni. I nostri dati ci confermano come il nostro sistema abbia aumentato considerevolmente le adesioni consensuali e convinte alle vaccinazioni”.

ANAGRAFI INFORMATIZZATE. In merito all’urgenza di questo provvedimento Zaia si interroga: “Su quali dati vi siete basati per sostenere l’urgenza di un decreto? Sulle anagrafi scritte a mano in tante regioni d’Italia che non hanno, a differenza del Veneto, anagrafi vaccinali informatizzate che arrivano fino all’ultimo medico di base o all’ultimo pediatra di libera scelta? E non sarà che una volta che avremo scoperchiato questo sistema si scoprirà che magari il Veneto è la regione con il più alto tasso di vaccinazioni? Perché, quando lo chiedemmo nel 2015, non avete imposto che tutte le coperture vaccinali presentate dalle Regioni provenissero da anagrafi informatizzate? Non sarà questa la riflessione che terrorizza il ministro?”.

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