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Santo Domingo de los Tsachilas in Ecuador

Santo Domingo de los Tsachilas in Ecuador

Traduttore assassinato in Ecuador, il fratello: “Nessuna rapina”

Secondo il parente di Valerio Turi, il 33enne di Monselice da 10 anni in America dove lavorava come traduttore anche per l'ambasciata italiana, l'uccisione sarebbe stata premeditata. "Il suo successo ha attirato le invidie di qualcuno"

L'ipotesi della rapina degenerata in omicidio non lo convince, per niente. Massimiliano Turi, fratello di Valerio, il 33enne originario di Monselice trovato ucciso a coltellate tre giorni fa in Ecuador, dubita fortemente che il parente sia stato attaccato da un gruppo di balordi che lo avrebbero ucciso per rubargli i soldi e la macchina.

MOVENTE FRAGILE. “Credo che l'assassinio di mio fratello nasconda qualcosa di diverso da una rapina. Vogliamo giustizia – dichiara - Mio fratello viveva e lavorava in Ecuador da dieci anni e non era uno sprovveduto. Credo che quello della rapina sia un movente fragile, una specie di specchietto per le allodole. Forse mio fratello con il suo lavoro ha pestato involontariamente i piedi a qualcuno che ha deciso di toglierlo di mezzo".

LA NUOVA FILIALE DELL'ACCADEMIA. Di professione traduttore, Valerio Turi undici mesi fa si era sposato con una donna ecuadoriana e si trovava da un mese nella città di Santo Domingo de los Tsachilas per aprire lì una filiale della sua “Academia italiana”, un'organizzazione di cultura e lingua italiana che gestiva da quando si era trasferito in Ecuador da Monselice.


UN SUCCESSO INVIDIATO. "Le cose gli andavano bene - spiega il fratello Massimiliano - aveva molto lavoro sia con aziende di grande livello che con l'amministrazione consolare. Credo che il successo di mio fratello abbia attirato le invidie di qualcuno. Ho fiducia nella polizia ecuadoriana e negli uomini della Farnesina che conoscevano bene mio fratello e, credo, faranno di tutto perché gli assassini di Valerio vengano assicurati alla giustizia".

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