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Valvole killer, Sinigaglia (Pd): "La Regione eroghi subito i risarcimenti alle famiglie delle vittime"

Il consigliere all'attacco: "Hanno già sofferto troppo per questo grave episodio di malasanità. Lo scaricabarile burocratico non è giustizia"

A riguardo si erano già espressi Alessandra Moretti e Piero Ruzzante. Ma tutto è ancora fermo. Ecco, allora, il nuovo grido d'allarme: a lanciarlo è Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico, il quale sollecita nuovamente la Regione Veneto riguardo al caso delle valvole killer e della mancata erogazione dei risarcimenti alle famiglie delle vittime.

L'accusa

Sinigaglia parte subito in quarta: “Perché Zaia ha abbandonato più di 30 famiglie vittime di malasanità? Cosa aspetta la Regione ad approvare la delibera sul fondo di sostegno alle vittime delle valvole cardiache difettose? Lo scaricabarile burocratico non è giustizia. Chi siano i danneggiati è chiaro e deve essere altrettanto chiaro che non possono essere loro a pagare. Due persone sono morte, le altre hanno dovuto subire una seconda operazione per sostituire le valvole. Le vittime e i loro cari hanno diritto al risarcimento, punto e basta! Anche se le valvole erano certificate, anche se la ditta che le costruiva è ormai fallita, non possono esserci dei percorsi giuridici che vadano a imputare la responsabilità esclusiva a soggetti che non possono più rimborsare nessuno. E, nel frattempo, l’Azienda ospedaliera non può chiedere indietro il risarcimento prima erogato alle famiglie. Zaia non faccia finta di nulla e metta fine a un’ingiustizia enorme. Fra l’altro queste famiglie stanno pure sostenendo le spese legali, aggiungendo sofferenza a sofferenza per un’assurda ottusità che deve essere superata".

La richiesta

Il vicepresidente della Prima Commissione, infine, sollecita: “La Regione eroghi subito i finanziamenti - la delibera sul fondo di sostegno è già in ritardo di due mesi - e si rifiuti di chiedere indietro i risarcimenti. Ma occorre fare ancora di più: affrontare i percorsi legali di tutela, senza scaricarli sulle spalle di famiglie che hanno già sofferto troppo per questo grave episodio di malasanità. È una questione di giustizia tanto elementare quanto evidente”.

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