Emergenza Covid e violenze domestiche: 10 casi solo a Este

Gallana: «La prolungata convivenza dovuta al Covid19 ha esasperato i conflitti»

Il grave problema della violenza sulle donne non accenna a diminuire, soprattutto nei mesi di reclusione forzata dovuti all'emergenza epidemiologica da Covid-19. L'accesso limitato allo sportello antiviolenza atestino Donne Deste e al Centro Veneto Progetti Donna ad esso collegato non ha però abbassato l'operatività delle volontarie che hanno continuato, anche durante il lockdown, a fornire aiuto alle donne che, telefonicamente o tramite web, si sono rivolte agli sportelli di riferimento. Nella Fase 2 dell'emergenza sanitaria, gli sportelli di Centro Veneto Progetti Donna, compreso quello di Este, hanno riaperto al pubblico, grazie all'adozione di un adeguato protocollo di sicurezza che permette di garantire la tutela della salute di operatrici e donne.

I numeri

«La situazione è preoccupante - spiega il Sindaco Roberta Gallana. - I numeri parlano chiaro. Da gennaio a maggio, ben 55 donne si sono rivolte allo sportello antiviolenza Donne Deste. 10 di queste sono residenti nella nostra città. Un numero che ci angoscia, considerando anche che, spesso, molte violenze restano taciute. Con molta probabilità, il numero di donne vittima di violenza psicologica e domestica da parte di mariti e compagni è ancora più alto». «Purtroppo nei mesi dell'emergenza si è riscontrato un aumento del malessere nelle relazioni familiari a causa della prolungata convivenza, che ha esacerbato le conflittualità, rendendo necessario l'intervento delle Forze dell'Ordine e la mediazione dei Servizi Sociali. - informa l'Assessore al Settore Sociale Lucia Mulato. - L'isolamento ha sicuramente acuito situazioni già preesistenti, soprattutto riguardanti la violenza economica. Molte donne non riescono nemmeno a mangiare, perché il partner decide cosa acquistare e per chi cucinare. La violenza psicologica e quella sessuale, inoltre, sono in aumento, spesso usate come minaccia per non subire ulteriori percosse fisiche. Si tratta di violenze silenziose e meno evidenti, ma che purtroppo esistono e mettono a rischio la salute e la vita delle donne che ne sono vittima».

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Attività di supporto

Oltre alla presa in carico delle nuove richieste di aiuto, gli sportelli hanno proseguito le attività di supporto alle donne e ai bambini ospiti nelle Case-rifugio. A Este sono presenti attualmente 3 accoglienze, di cui una in fase di sgancio. Ai bambini delle donne seguite sono stati forniti dispositivi e connessioni per proseguire con la didattica a distanza. Si sono rese necessarie anche 2 nuove accoglienze di emergenza in strutture alberghiere, perché le Case-rifugio di Este e Padova erano al completo. Il problema della salute pubblica, inoltre, non avrebbe permesso ad altre donne di vivere nella stessa casa, senza la certezza di una negatività al Coronavirus. «Il problema abitativo non è l'unico a preoccupare - comunica l'Assessore Lucia Mulato. - La crisi derivata dal Coronavirus ha avuto importanti ripercussioni economiche. La maggior parte delle donne che si sono rivolte agli sportelli antiviolenza sono state fortemente colpite dai danni economici del Covid-19. Molte, infatti, svolgevano lavori precari, con contratto a rischio o senza contratto. Numerosi sono stati anche i casi di interruzione di tirocini e percorsi di inserimento lavorativo. Inoltre, la chiusura delle scuole e la permanenza dei bambini a casa sta rendendo ancora più importante l'impegno per la cura domestica. La mancanza di tutela previdenziale ed economica potrebbe rendere ancora più difficile il bilanciamento tra lavoro retribuito e carichi familiari per le donne».

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