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Si aggrava la posizione del cugino materno: la piccola Yara morì perché 'scossa con violenza'

Inizialmente si pensò ad un rigurgito di latte. Poi l'apertura dell'inchiesta e il familiare indagato per maltrattamenti. Ora, il rapporto a seguito dell'autopsia rivela dettagli inquietanti

Sono dettagli inquietanti, quelli che emergono dai risultati dell'autopsia eseguita sul corpicino della piccola Yara, la bambina di 9 mesi, residente a San Martino di Lupari, che, il 1 settembre del 2016, finì in terapia intensiva neonatale all'ospedale di Padova per le conseguenze - sembrò allora - di un rigurgito di latte, e che, a causa dei gravi i danni cerebrali subiti, morì il 2 ottobre successivo, dopo settimane di agonia. Secondo il rapporto fornito dai medici legali Raffaele De Caro e Andrea Porzionato - come riportano i quotidiani locali - la piccina sarebbe morta per essere stata scossa con violenza: il nome tecnico dell'effetto dell'azione di maltrattamento è "shaken baby syndrome" o "sindrome da scuotimento".

YARA, MORTA PERCHÉ SCOSSA CON VIOLENZA. Il cuore della piccola Yara si sarebbe fermato a seguito dei violenti scuotimenti cui sarebbe stato sottoposto, senza motivo, il corpicino della neonata. Senza motivo, perché - ancora secondo la perizia degli esperti - non ci sarebbe stata ragione alcuna di sbattere la piccola, che non avrebbe sofferto di un rigurgito né di altri problemi tali da indurre chi era con lei in quel momento - il cugino 26enne della mama, già iscritto nel registro degli indagati per maltrattamenti su un minore - a procedere con manovre di emergenza. Le lesioni riscontrate non sarebbero neppure compatibili con una caduta, e anzi ve ne sarebbero di precedenti al giorno del ricovero.

SI AGGRAVA LA POSIZIONE DEL CUGINO MATERNO. Yara era nata il 6 dicembre del 2015, da papà tunisino e mamma moldava, ultima di tre sorelline. Fino all'ultimo la famiglia aveva sperato in un miracolo, ma le condizioni della bambina era apparse sin da subito molto gravi. Il responso delle indagini condotte dal sostituto procuratore Luisa Rossi aveva portato a sospettare del parente, quel cugino materno, presente al momento della tragedia, al quale erano state affidate la neonata e la sorella di 5 anni (era stata lei a chiedere aiuto ad una vicina di casa). Ora, la posizione del giovane potrebbe aggravarsi e il reato contestato tramutarsi da maltrattamenti a omicidio.

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