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Zampa di orso (foto: orso.provincia.tn.it)

Zampa di orso (foto: orso.provincia.tn.it)

La conferma degli esperti: erano zampe di orso quelle servite dal ristorante cinese

L'episodio nel locale del China Ingross. Le indagini del Nas hanno portato alla denuncia del titolare e del cuoco che ha fotografato gli arti. Lo scatto sarebbe l'unica prova

La foto choc di due arti inferiori in una bacinella, molto simili a dei piedi umani, che ha fatto il giro del web dopo essere essere stata postata su Facebook, scattata dal cuoco di un ristorante cinese prima della cottura, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nas, costituirebbe l'unica "prova" di una cena allestita a base di carne di orso all'interno di un ristorante del China Ingross di Padova.

LA DENUNCIA. Una specialità della casa decisamente insolita. La pietanza aveva insospettito alcuni clienti e, l'immagine è stato l'elemento da cui sono partiti i controlli del Nas, che giovedì hanno portato alla denuncia del titolare e cuoco del ristorante che avrebbe cucinato e servito le zampe di orso. 

NON ERANO PIEDI UMANI. Esclusa quindi l'ancor più macabra ipotesi - che aveva preoccupato alcuni utenti della rete - che si trattasse persino di resti umani. Alcuni esperti - si apprende da fonti investigative - hanno indicato che quanto ritratto nella foto era riconducibile a un orso. Pertanto il titolare del ristorante risulta indagato per violazione delle norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. 

CONTROLLI A TAPPETO. Resta poi da accertare come quella carne sia potuta arrivare sul piatto del locale padovano e, naturalmente, la provenienza. Controlli a tappeto sono scattati in tutti i ristoranti cinesi della zona: l'obiettivo è capire se si tratti di un caso isolato e portare alla luce eventuali altre irregolarità.

L'ASCOM. "Il China Ingross è un ricettacolo di illegalità diffusa a tutti i livelli e non solo nell’ambito di una ristorazione per così dire 'selvaggia', ma anche nella miriade di trasgressioni alle norme commerciali che da anni avvengono in quegli spazi e per i quali, più volte e a più riprese, ho chiesto la chiusura". Lo ha affermato il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin: "I rilievi del Nas hanno anche evidenziato che, nello specifico, erano presenti 55 chili di pesce senza etichette, cosce di rana scadute il 2 novembre e polpa di granchio da gettare il 20 maggio dell’anno scorso. Anche se la perizia stabilirà che si tratta effettivamente di zampe d’orso e non di piedi umani come il pm Roberti vuole giustamente appurare, a noi le contestazioni del Nas bastano e avanzano per richiedere la chiusura dell’intero complesso, dove, come è noto, le fatture sono un optional, le certificazioni CE latitanti, la norme di sicurezza inesistenti, la formaldeide presente in un’infinità di capi di abbigliamento, giocattoli e prodotti di bellezza venduti con gravi rischi per la salute. Non solo: in quegli spazi si potrebbe vendere solo all’ingrosso. Invece si vende anche ai privati - conclude Bertin - ed è una violazione che dura fin dall’avvio di quell’insediamento che però, nonostante tutte le nostre proteste e manifestazioni, sembra che nessuno voglia o possa chiudere". 

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