Domenica 6 settembre visita giardino jappelliano di villa Trieste a Vaccarino

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

5 visite guidate mirate al Giardino storico di Villa Trieste-De Benedetti a Vaccarino di Piazzola sul Brenta.

Il giardino Trieste, progettato da Giuseppe Jappelli, è stato realizzato tra il 1835 e il 1842. E' considerato un giardino "iniziatico, alla conoscenza non solo dell'ambiente esterno, ma anche del se, come metafora di vita. Contiene interessanti elementi del lessico massonico e alchimistico come: lo stagno e la relativa casetta del Re Pescatore, la torre della conoscenza astronomico-astrologica, i ponti, in particolare quello degli uroboros, significante il ciclo delle rinascite, e tutto l'apparato mitologico vegetale.

Durante le visite quindi non si conoscerà soltanto l'aspetto naturalistico del parco, ma i giardini saranno letti ed interpretati nella loro essenza, in un percorso di meditazione ai giardini simbolici, ideati dal massone Jappelli.

Il percorso sarà condotto da Stefano Lonardo, sostenuto da inserimenti alchemico-letterari con letture di Michele Silvestrin, accompagnato musicalmente dai fiati (flauti) di Pan, suonati da Sara Pozzato e Caterina Cargasacchi.

Le visite si svolgeranno in 5 turni di un'ora ciascuno: ore 10, 11, 15, 16, 17:

L'accesso al giardino Trieste-De Benedetti è possibile grazie alla disponibilità della proprietà che ha aderito al progetto apprezzando l'iniziativa proposta. Ai partecipanti è consigliato di indossare scarpe ed abbigliamento adeguati alla passeggiata per il contesto esterno nel giardino. Le visite si svolgeranno egualmente anche in caso di maltempo, salvo cause di forza maggiore. E' indispensabile la prenotazione in quanto gli accessi sono limitati a gruppi da non più di 15 persone per volta. 

L'ACQUA e i GIARDINI INIZIATICI DI G. JAPPELLI

Acqua, metafora di vita e di incessante trasformazione, è il filo azzurro che unisce tre giardini iniziatici progettati da G. Jappelli, architetto e massone, nella prima metà dell'Ottocento. Giardino, abbecedario invisibile per l'anima, è il luogo ideale per la conoscenza di se stessi. I giardini Trieste, Treves e Selvatico introducono il visitatore attraverso un coacerbo di simboli al proprio humus interiore favorevole al germogliare del sé.

Il giardino Trieste è stato realizzato tra il 1835 e il 1842 e contiene interessanti elementi del lessico massonico e alchimistico come: lo stagno e la relativa casetta del Re Pescatore, la torre della conoscenza astronomico-astrologica, i ponti, in particolare quello degli uroboros, significante il ciclo delle rinascite, e tutto l'apparato mitologico vegetale, …

Il secondo, giardino Treves (1829­35), facente riferimento a Palazzo de' Bonfili, pur nelle compromesse condizioni attuali, spicca in originalità e ricchezza di realizzazioni. Possiamo trovare il tempietto greco circolare, la grotta dell'alchimista, la casa del giardiniere, la tomba diroccata dei templari, la pagoda cinese con la relativa uccelliera, …

Nel terzo giardino, Selvatico-Meneghini progettato da G. Jappelli nel 1816, il tema compositivo simbolico-letterario, ispirato al Sesto Libro dell'Eneide di Virgilio, si affianca ad ingegnosi artifizi idraulici. Qui le bollenti acque sulfuree hanno suggerito all'architetto uno scenario ctonio-mitologico e una successiva ascesi elisiaca.

Giuseppe Jappelli (n.m.Venezia, 1783-1852, vissuto a Padova), fu un poliedrico protagonista della cultura architettonica, anche fuori del territorio padovano. Aderì alla massoneria, condivise gli ideali illuministi dell'epoca, visse intensamente i rapporti con i governi francesi ed austriaci del territorio veneto, e viaggiò (Inghilterra, Francia, Papato, ecc.).

Il suo carisma professionale fu senz'altro alimentato dalle frequentazioni familiari, accademiche, professionali (ad esempio Giovanni Valle, Paolo Artico, Pietro Selvatico), contribuendo a renderlo architetto, ingegnere, paesaggista di fama. Della sua innumerevole produzione, il "prodotto" più popolare e famoso della sua progettualità è il caffè "Pedrocchi", che rimane ancora oggi uno degli emblemi più noti di Padova.

Approfondimenti

I tre giardini/parchi proposti dal progetto di visite "L'acqua e i giardini iniziatici. Tre interventi di Giuseppe Jappelli" (2 visitabili ora, 1 in un futuro prossimo) rappresentano un compendio utile al rilancio urbanistico e paesaggistico del giardino nel Veneto portatore di valenze culturali, e non sede di degrado sociale.

Il Veneto è ricco di giardini storici e di valore, una potenzialità però inespressa, che il progetto può contribuire a far emergere, potendo diventare un modello per il rilancio.

Giuseppe Jappelli, oggi notissimo a Padova quale progettista del caffè Pedrocchi oltre che del Parco Treves, è stato all'epoca ambito ideatore paesaggista di fama europea, chiamato dai benestanti, padovani e non, ad impreziosire le loro dimore con parchi e giardini, secondo i sentimenti sociali del momento uniti agli stilemi architettonici personali. E' stato anche un prolifico autore di progetti per il governo pubblico, molti mai realizzati, con alcune eccezioni come il macello comunale padovano in stile neoclassico poi diventato istituto d'arte "Pietro Selvatico", lungo il canale Piovego.

Jappelli ha interpretato i gusti dei committenti operando nella prima metà dell'Ottocento, forte della sua esperienza massonica. E questo aspetto, dell'appartenenza ad una loggia massonica, è stato trasposto nel suo approccio alla tematica del giardino, apportandone alcuni concetti di riferimento: la fratellanza, la ratio dell'habitat, la fede libertaria, l'intraprendenza, lo spirito romantico, il sentimento, in un contesto storico fra spinte rivoluzionarie e restauratrici.

Il Giardino è sempre stato considerato un luogo, opera dell'uomo, a forte contenuto simbolico e di stimolo per le conoscenze, in accordo tra progettista e committente, da comunicare.

Si pensi al biblico Giardino dell'Eden, come anche alla diversità concettuale fra il giardino all'italiana, alla francese o all'inglese, fino al giardino romantico "massone" jappelliano, manifesto dell'ecologia umana culturale di un Ottocento in fermento.

I giardini sono quindi lo specchio delle persone dell'epoca di realizzazione, così come diventano specchio delle persone che nelle epoche successive li frequentano, con trasformazioni e diverse modalità di manutenzione e conservazione.

Va in questo senso la metafora del Parco Treves, oggi "temporaneamente scomparso".

Apparentemente per gli effetti del fortunale del 2014 che ha reso inagibile e pericoloso l'interno del Parco, e per il mancato immediato successivo intervento restauratore, ma in effetti da molto più tempo, poiché il parco Treves è lentamente divenuto estraneo ai padovani che hanno smesso di frequentarlo.

Oggi peraltro non lo si intravvede più dall'affaccio del Ponte Pontecorvo, passante sopra i canali Alicorno e Santa Chiara, che poi si congiungono a valle, a poca distanza, per diventare unico canale (Alicorno-San Massimo) proprio all'interno del Parco Treves.

Una coltre di siepe fatta crescere ad arte lungo il parapetto a valle del ponte Pontecorvo (in teoria sotto tutela della Soprintendenza come bene monumentale) quale schermo abusivo di un'area privata, ed una eccessiva alberatura rivierasca incolta sta occupando l'impianto visivo paesaggistico, parte integrante dell'importante Giardino jappelliano (o di ciò che resta, per gli effetti della realizzazione dell'Ospedale), che fonde appunto acqua, verde, strutture in una sintesi iniziatica, simbolico-alchemica.

Oggi dal quel parapetto non si vedono più i canali sottostanti e tantomeno il Parco Treves. Eppure Jappelli aveva previsto dal Parco Treves la vista delle cupole del Santo.

Ben venga quindi la volontà dell'attuale giunta Bitonci di restaurare il Parco Treves, per farlo nuovamente vedere e fruire ai padovani, anche intervenendo per rimuovere la siepe abusiva/occlusiva.

Tutti e tre i giardini jappelliani hanno l'elemento dell'acqua quale fulcro dei progetti, in stretto rapporto con i vicini corsi d'acqua (fiume Brenta, canale Alicorno-San Massimo, canale Battaglia) ai quali sono connessi per derivazioni, attraversamenti e versamenti, e per le componenti (fonti, canalizzazioni, laghetti, ma anche ponti, chiaviche, ecc.) capaci di vivificare e mediare il paesaggio così realizzato, in simbiosi con le dimore di riferimento.

L'acqua, ci insegna Jappelli, è fondamentale nella definizione di parchi e giardini, partendo dalla conoscenza storica dell'habitat dove si inseriscono.

Un monito che dovrà, ad esempio, raccogliere il progettista moderno che sarà incaricato di riqualificare Piazzale Boschetti, lungo il canale Piovego e le mura cinquecentesche.

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