A Monselice spauracchio Tares

L’Ascom Confcommercio: “Lo Stato scarica sui Comuni l’ingrato compito di raccogliere le tasse, ma i Comuni non rinuncino a fare la loro parte”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

“Ieri l’Imu, oggi la Tares, domani la Tasi. E poi ci sono sempre l’Irpef, le addizionali, l’Iva. Ad addentraci nel ginepraio delle tasse e dei balzelli che gravano sulle imprese c’è da perdere la testa. L’importante è che non si finisca per perdere anche il lavoro”. Mirta Fiocco, fiduciario dell’Ascom Confcommercio di Monselice, è pragmatica. Non si straccia le vesti e attende fiduciosa l’incontro che martedì avrà in comune con l’assessore Andrea Basso, ma non per questo rinuncia a segnalare il pericolo insito nell’aggravio costante delle tasse sulle attività.+

“Il rischio – afferma la fiduciaria Ascom – è quello della chiusura. Già le attività devono fare i conti con una crisi che per il settore commercio è ben lungi dall’essere superata, anzi proprio adesso sembra aver toccato il suo livello più critico. In più, lo Stato, con scelte che definire da “gioco delle tre carte” mi sembra alquanto appropriato, da un lato ha sottratto risorse ai comuni e dall’altro ha obbligato gli stessi ad alzare le loro pretese nei confronti di cittadini e imprese. Il risultato è a dir poco drammatico visto che gli aggravi, come succede per la Tarsu, toccano livelli anche del 350%!”

Ma se le imposizioni più forti arrivano dai palazzi romani, all’Ascom non hanno mai fatto mistero della loro convinzione che sia invece nelle possibilità dei comuni mitigare le richieste. “A più riprese e in occasione dell’introduzione di nuovi o più gravi balzelli – dichiara il direttore generale dell’Ascom, Federico Barbierato – abbiamo invitato le amministrazioni comunali a moderare le loro richieste o, comunque, a rimodularle applicando aliquote più basse là dove la legge consente di modificare l’aliquota in favore, ad esempio, dei negozi interessati da lavori stradali, o dei negozi storici o, comunque da tipologie di esercizio che, se gravate di tasse in maniera indiscriminata, rischiano seriamente di chiudere. E se consideriamo che la chiusura dei negozi determina il depauperamento dei centri storici è assolutamente evidente come i comuni debbano essere interessati a lavorare anche di fantasia, se necessario, e comunque a cercare di ridurre i costi il più possibile in modo così da non dover essere costretti a gravare sempre sui soliti noti”.

Martedì, intanto, si capirà se qualcosa è ancora possibile fare per la Tares (magari futura) nell’incontro che l’Ascom avrà con l’assessore e con un dirigente del Bacino Padova 3.

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