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Abbigliamento, al via l'etichetta parlante: 7 imprese artigiane padovane coinvolte

Avvicinando un telefonino ai capi sarà possibile sapere dove sono stati prodotti, il tipo di stoffa o di pellame, dove sono stati colorati e quali trattamenti hanno subito, in quale posto sono stati tagliati e cuciti e dove sono stati assemblati

Tutta la verità, nient’altro che la verità sul 100% made in Italy dei capi d’abbigliamento prodotti dalle aziende venete: è questo l’obiettivo del progetto pilota realizzato dalla regione Veneto, in collaborazione con le associazioni dei consumatori e di categoria, tra cui l’Unione provinciale artigiani di Padova. Risultano associate ad Upa ben sette delle sedici aziende che hanno avviato la sperimentazione.

COME FUNZIONA. Grazie ad un’applicazione software creata ad hoc, basterà avvicinare il telefonino ad un paio di jeans, ad un vestito, una giacca o un paio di scarpe e sarà possibile sapere dove sono stati prodotti, il tipo di stoffa o di pellame, dove sono stati colorati e quali trattamenti hanno subito, in quale posto sono stati tagliati e cuciti e dove sono stati assemblati.

I PRO. I vantaggi sono numerosi per tutti: il cliente saprà esattamente cosa acquista, mentre il produttore potrà valorizzare la qualità del suo prodotto e approfittare del contatto con il consumatore finale per attivare un’innovativa strategia di marketing ed espandere così il suo mercato.

LE FIRME. Le aziende padovane che fino a questo momento hanno aderito all’iniziativa sono: Confezioni Alice di Este, Pibitex di Conselve, Sinergy Fashion Group e Sos Impianti e Creazioni Catia di Padova, Zenit di Veggiano, Essemaglia di Casale di Scodosia e Paoul Calzature di Villatora di Saonara.

ANCHE OLTRE L'ABBIGLIAMENTO. “L’etichetta parlante è un atto di responsabilità di imprenditori e istituzioni verso i consumatori – spiega Laura Dalla Montà, presidente del Sistema di categoria Tessile abbigliamento e cuoio dell’Upa di Padova -. I nostri clienti devono essere certi di ciò che comprano, devono conoscere materiali, lavorazioni e livello qualitativo dei prodotti che acquistano. Non solo assicuriamo ai consumatori la provenienza di ciò che comprano ma tuteliamo l’eccellenza del made in Italy”. Il comparto del tessile, abbigliamento e calzature sarà il primo settore a sperimentare l’etichetta parlante, successivamente l’opportunità potrebbe coinvolgere anche altri settori come l’oreficeria, l’occhialeria, il mobile o altri ancora.
 

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