Economia

Abolizione dei voucher, Di Stasio Artigianfidi Padova -Upi: "Un assist al lavoro nero"

"Il periodo si presta: la quaresima è infatti l'ideale per affrontare una via crucis. Solo che quella causata dall'abolizione dei voucher, sinceramente non se l'era augurata nessuno, Cgil esclusa", dichiara il presidente dell'associazione padovana

"In questi giorni - spiega Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova e presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese - i soci che si sono rivolti a noi ci hanno permesso di evidenziare tanti e tali problemi causati dall'abolizione dei voucher dal momento che non esiste nella legislazione del lavoro un’alternativa praticabile e che non determini burocrazia e costi per inquadrare tantissime situazioni determinate dalla saltuarietà delle esigenze lavorative".

SCAPPATOIA. "Che sui voucher il governo si sia giocata una bella fetta di credibilità - spiega - non dovrebbe essere sfuggito ad alcuno. Non solo, o non tanto, perchè abolendo le norme che regolavano i voucher ha anche abolito le regole per l’utilizzo degli stessi rendendo, di fatto, inutilizzabili i buoni lavoro salvo poi trovare una sorta di scappatoia (giuridicamente molto naif) con un comunicato stampa che stabiliva che 'l’utilizzo dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio, nel periodo transitorio sopra ricordato, dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni in materia di lavoro accessorio previste dalle norme oggetto di abrogazione da parte del decreto".

"QUARTO POTERE". "È vero - ironizza Di Stasio - che la stampa è il "quarto potere", ma sembra che ci si debba abituare al fatto che nel nostro ordinamento esistano ormai anche i "comunicati stampa con effetto di legge", il che non ci fa certo degni di essere gli eredi della grande tradizione giuridica italica".

ESEMPIO. "Abbiamo provato a metterci nei panni di una famiglia - continua il direttore di Artigianfidi Padova - che ha bisogno di una colf, di una badante o di una baby sitter, magari per far fronte a un’esigenza non prevista. Senza i voucher non gli resterebbe che instaurare un nuovo rapporto di lavoro, con costi e adempimenti burocratici. Analogo ragionamento per una piccola impresa che deve far fronte a un picco di lavoro temporaneo. Potrebbe usufruire del lavoro a chiamata (tanto richiamato in questi giorni dalla Cgil), ma in questo caso potrà utilizzare solo lavoratori con età fino a 25 anni oppure oltre i 55 e solo per 400 giornate in 3 anni solari. Senza contare complicazioni burocratiche e costi per dare corso ai nuovi contratti".

LAVORO NERO. "Potrebbe pensare al lavoro a termine - continua - ma dovrà rivolgersi ad un consulente per le buste paga, per l'assunzione e infine per l'uscita. Fermo restando che non potrà assumere un numero di lavoratori superiore al 20% dei dipendenti già attivi in azienda, ovvero un contratto a termine ogni 5 dipendenti a tempo indeterminato. Il che significa che le "micro" sono fuori dai giochi. Resta il lavoro interinale, ma in questo caso, dovendosi rivolgere ad un’agenzia che assume il lavoratore e lo "presta" all’azienda, andrà comunque incontro a costi e adempimenti burocratici non banali. Dulcis (si fa per dire) in fundo, il collaboratore con partita Iva, che però è foriero di contestazioni ed, eventualmente, sanzioni mica da poco. Mi chiedo - conclude Di Stasio - chi dovrà sentirsi responsabile se qualcuno di questi deciderà di tornare al lavoro nero?".

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