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Un salone di acconciatori cinesi (fonte: web)

Un salone di acconciatori cinesi (fonte: web)

Acconciatori cinesi all'Arcella, la Lega documenta caso di evasione

Dopo la segnalazione di presunta concorrenza sleale per prezzi troppo bassi da parte di una parrucchiera italiana di via Aspetti, il Carroccio cittadino ha ingaggiato una ragazza a farsi la piega in un negozio gestito da cinesi. Ricevuta da 10 euro ma prezzo finito 12

"Da noi una piega viene dai 18 ai 20 euro, da loro dagli 8 ai 12. Se noi su un totale di 20 euro guadagniamo, se va bene, 5 euro, come fanno loro ad andare avanti?". A chiederselo è Silvia Loteni, titolare del salone Francesca di via Tiziano Aspetti 122 all'Arcella, Padova, zona dove nell'arco di 100 metri da qualche anno sono spuntati tre negozi di acconciatori gestiti da cinesi e, pare, un altro sarà aperto entro breve al civico 99.

TUTTO IN REGOLA? "Quando sono andata in maternità - continua poi Silvia - avevo bisogno di un aiuto e quindi ho assunto la mia collaboratrice con regolare contratto. Siamo certi che anche nei saloni etnici di nuova apertura i collaboratori sono assunti con regolare contratto?”. Domande che l'imprenditrice ha rivolto a Massimo Bitonci, capogruppo al Senato della Lega Nord e segretario della sezione cittadina del Carroccio, che di recente ha aperto proprio in zona la nuova sede del partito.

RICEVUTA-2SEMBREREBBE DI NO... Bitonci ha così ingaggiato una ragazza che, la mattina dello scorso 2 marzo, si è recata dal parrucchiere New Look da Paolo sas di You Xiangui, in via Tiziano Aspetti 71 e ha chiesto una piega. "Il prezzo esposto era di 8 euro, ma, al momento del pagamento - riferisce il senatore - dopo uno shampoo, che è stato eseguito da una collaboratrice che non sapeva una parola di italiano, la cassiera ha chiesto alla ragazza 12 euro, spiegando che il prezzo esposto si riferisce a prestazioni su capelli corti e lisci, non mossi e lunghi. Dopo aver pagato, la ragazza si è vista consegnare una ricevuta per un totale di euro 10. Come mai? La cassiera si sarebbe giustificata dicendo che quella ricevuta l'aveva fatta prima, essendosi sbagliata, e che quindi la pregava di accettarla così com'era senza fare storie".

CONCORRENZA SLEALE. "Non so se questa sia la normalità o un caso isolato – conclude Bitonci nel suo resoconto – ma credo che il Comune debba indagare per garantire che tutto sia in regola. Ogni giorno la crisi miete vittime, sotto forma di chiusure, di botteghe, negozi e acconciatori. Non è tollerabile che a questo si accompagni anche la concorrenza sleale di soggetti che operano in condizioni fuori dal mercato e dalla legge”.

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