Agricoltura padovana, aumenta il Pil ma calano i guadagni

Il presidente Giordano Emo Capodilista: «L'aumento dei prezzi del 2011 è stato sterilizzato dai costi delle materie prime, dell'energia e delle tasse»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PadovaOggi

I dati Istat diffusi in questi giorni lasciano intravedere spiragli positivi per l’agricoltura, il cui valore aggiunto – contrariamente a quello di industria e servizi – risulta in crescita, a livello nazionale, del 4,9%.

Situazione in chiaroscuro per le aziende padovane: guardando i singoli comparti, emerge che il vitivinicolo e la zootecnica, dopo alcune annate caratterizzate da pesantezza dei mercati, beneficiano di un incremento del valore del prodotto. Ma i margini operativi delle imprese agricole della provincia sono ancora in sofferenza: «Nel difficilissimo quadro economico di oggi, l’agricoltura mostra qualche segnale di anti-ciclicità – commenta Giordano Emo Capodilista, neopresidente di Confagricoltura Padova –, ma fatica a uscire da una sacca recessiva che ha fatto perdere al solo settore primario, dal 2004 al 2011, il 6% del valore aggiunto. Il problema è che le nostre imprese non crescono abbastanza, mentre oggi fare impresa in agricoltura significa produrre di più, produrre meglio, produrre per il mercato».

Quali i problemi di fondo per le aziende padovane? «La realtà è che anche le imprese agricole padovane operano in mercati in questi ultimi anni sempre più instabili – riprende il presidente –. Non dimentichiamo che il settore agricolo è molto soggetto al mercato globale e alle tensioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia, che si riflettono anche sui costi di produzione. Le pressioni sono forti, per tutti. All'andamento altalenante dei mercati si affianca un costante e inesorabile incremento dei costi produttivi, dai concimi agli antiparassitari, dall'energia ai carburanti, dalle tasse alla burocrazia. Costi che aumentano senza sosta e comprimono i margini operativi delle nostre aziende mettendo in difficoltà quelle più deboli. Per non parlare delle difficoltà del credito alle imprese. Questo è il mercato globale, e queste sono le condizioni in cui si trovano a operare le nostre imprese».

Quali scenari per il futuro? «Per favorire la ripresa occorre migliorare la competitività delle produzioni, spingere sull’innovazione tecnologica e sul rafforzamento dimensionale delle aziende. Per l’organizzazione agricola che rappresento, significa investire nella crescita  della cultura imprenditoriale, nell'aggregazione delle aziende e nella realizzazione di reti d'impresa. Significa anche difendere una politica agricola comunitaria che valorizzi e non mortifichi la grande produzione agroalimentare italiana, che stimoli gli investimenti produttivi e non disperda le poche risorse disponibili in misure inutili, parassitarie, contrarie alla logica del mercato e della libera concorrenza».

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