Lunedì, 20 Settembre 2021
Economia

«Oggi allevare un capo da carne costa 60 euro in più rispetto all’anno scorso»: l'allarme di Cia Padova

«Numeri che parlano da soli e che rischiano di mettere in crisi l’intero comparto, come se non fosse bastata la pandemia»

«Oggi allevare un capo da carne costa, in media, 60 euro in più rispetto all’anno scorso a causa dell’aumento dei costi delle materie prime». Cia Padova rileva la propria preoccupazione per una tendenza al rialzo che sembra non avere fine: «I nostri allevatori rischiano davvero di lavorare in perdita».

Costi

La soia è quotata 45 euro al quintale, quando un anno fa veniva 34,5 euro al quintale; il mais costa 28 euro al quintale, era a 22 euro al quintale. Il cotone, che serve a fornire olio e fibra ad ogni singola razione, 40 euro al quintale (si era attestato a 25 euro al quintale), la colza attualmente è a 37 euro al quintale, un anno fa veniva acquistata a 27 euro al quintale. «Numeri che parlano da soli - aggiunge Cia Padova - e che rischiano di mettere in crisi l’intero comparto, come se non fosse bastata la pandemia. Peraltro l’Italia è autonoma solo per il 50% in termini di offerta di materie prime. I prezzi li stabiliscono altri, dall’alto, noi non abbiamo alcun potere contrattuale. Non solo: negli ultimi mesi, una volta che è andata a scemare l’epidemia di Peste suina africana in Cina, quest’ultima superpotenza ha deciso di (re)investire fortemente nel comparto, accaparrandosi le materie prime di mezzo mondo. In primis la soia, che arriva dall’America, e il mais, che giunge dall’Europa dell’est». Da qui un aumento esponenziale dei prezzi dei mangimi che sta mettendo in crisi la zootecnia padovana e veneta.

Cia Padova

Stando all’ultimo report di Veneto Agricoltura, in provincia di Padova vengono allevati complessivamente 130.113 capi. L’Alta si conferma “leader” di questa speciale graduatoria: al primo posto Carmignano di Brenta (24.998 capi, il 19,21% del totale); subito dietro Campodoro (20.892, 16,05%), Massanzago (12.846, 9,87%), Trebaseleghe (6.903, 5%) e Gazzo Padovano (5.654, 4,34%). Lo stesso studio illustra che nel 2020, durante il lockdown severo, il calo relativo alla macellazione è stato del 3,5% (la media nazionale è stata del -10%) a motivo della chiusura del canale Horeca e delle conseguenti riduzioni di attività di macello. Ancora oggi, come spiega il direttore di Cia Padova Maurizio Antonini «vi è una limitazione al consumo, oltre ad un desiderio di trasparenza sull’origine e sui sistemi produttivi, con riferimento al benessere animale e all’impatto ambientale dell’allevamento. Nell’ultima Legge di Bilancio il Governo ha inserito 10 milioni di euro per promuovere la ripartenza della zootecnia. Guardiamo con favore a questi contributi. Ci preme comunque rilevare che non sono sufficienti a rimettere in piedi la filiera, anche alla luce degli ultimi rincari registrati. Motivo per cui va attivata un’iniziativa di sistema. A tale proposito il PNRR, approvato lo scorso aprile, dà l’opportunità di beneficiare di ulteriori trasferimenti al fine di ridare ossigeno agli allevatori. Continueremo a sottoporre il tema al Governo. Gli allevatori non devono essere lasciati soli in questa difficile congiuntura».

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