La sartoria padovana sta crescendo: il bilancio in occasione della festa del patrono

Nei primi sei mesi dell’anno si è registrato un incremento della produzione per l'intero settore in provincia. Il bilancio in occasione della festa di Sant’Omobono

La sartoria padovana sta crescendo. Dopo anni nei quali i numeri sono rimasti sostanzialmente stabili (sono 204 le sartorie artigiane in provincia, 862 in Veneto), nel 2018 si è registrato un leggero incremento, che fa ben sperare nel proseguimento di una lunga tradizione.

I numeri

«La nostra associazione ha registrato, solo nei primi sei mesi del 2018 undici nuovi iscritti nel settore della sartoria, un dato significativo che dimostra la volontà dei giovani di avvicinarsi a professioni che fanno parte della nostra storia e che possono essere intraprese solo dopo aver maturato una grandissima professionalità – ha spiegato NerisZecchin, Presidente provinciale e regionale dei sarti di Confartigianato». Domenica 18 novembre i sarti provenienti da tutta la regione si sono riuniti a Padova per festeggiare il loro patrono Sant’Omobono. Hanno partecipato alla Messa solenne, celebrata a Santa Giustina, per il centenario della fine della prima guerra mondiale, alla presenza della Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e del Sindaco di Padova Sergio Giordani.

Il bilancio

«Ogni anno i sarti di Confartigianato, provenienti da tutto il Veneto si trovano a novembre – spiega Zecchin -. E’ l’occasione per fare un bilancio delle nostre attività. Quella del sarto è una vera e propria vocazione, richiede grande passione e la costruzione attenta di una professionalità. Il nostro obiettivo è riuscire a trasmettere le nostre competenze alle nuove generazioni. Per molti anni, però, i giovani che si sono accostati a questo lavoro hanno dimostrato più interesse per gli aspetti progettuali che per le abilità manuali. Ma fare il sarto richiede entrambe le doti: bisogna saper immaginare un capo, ma è necessario anche imparare le tecniche per realizzare ciò che si è immaginato. Teoria e pratica vanno di pari passo e la bottega rimane sempre il luogo più adatto alla formazione».

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