Economia

La denuncia di Artigianfidi: "Nuovi voucher di fatto impossibili, si apre al lavoro nero"

Il presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese e direttore di Artigianfidi Padova, ne è convinto: ecco le motivazioni

Tu chiamale se vuoi complicazioni. "Ma meglio sarebbe definirle per ciò che sono, ovvero un incentivo al lavoro nero!". Fabio Di Stasio, presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese e direttore di Artigianfidi Padova ne è convinto: "Si è complicata la procedura per l'utilizzo dei voucher in modo che questi non possano essere utilizzati dai comuni mortali che vengono spinti verso il "nero" con tutti i rischi del caso". 

LAVORO NERO



Di Stasio si riferisce a tutte quelle situazioni che prevedono prestazioni minime e saltuarie come la cura del giardino, l'affido del bimbo alla studentessa baby sitter, la pulizia delle scale dei piccoli condomini che richiedono una prestazione lavorativa di una o due ore ma che adesso vanno pagate come minimo quattro per un importo di 49,50 euro. "Impensabile - continua Di Stasio - che soprattutto nell'ambito privato, oggi regolato dal libretto familiare, ci si spinga a tanto, così resta solo il nero con il suo corollario di sanzioni pesanti e di un contenzioso che potrebbe portare il datore di lavoro a una sentenza di condanna che lo obbligherebbe ad assumere il lavoratore". Complicazioni finite? Manco per idea! Ad ingarbugliare un "affaire" che di tutto avrebbe bisogno fuorchè di altre complicazioni, ci si è messo pure l’Ispettorato nazionale del lavoro che, in una circolare emanata a cavallo di ferragosto (e la tempistica è sospetta), ha previsto l’impossibilità, per chi licenzia la propria colf o il proprio dipendente, di avvalersi di una loro prestazione occasionale nei successivi sei mesi.

CONTRIBUTI



"Anche in questo caso - mette in guardia il direttore di Artigianfidi Padova - il rischio è quello della conversione in rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato". C'è poi un aspetto che, forse perchè marginale (ma mica tanto) rispetto alle problematiche "di sostanza", è passato un po' sotto silenzio ma che adesso, col passare dei giorni, sta facendo imbestialire anche chi ha deciso di sottoporsi alle "forche caudine" dei nuovi voucher. "Si tratta dell'obbligo - avvisa Di Stasio - in capo al datore di lavoro che deve anticipare all’Inps non solo i contributi previdenziali, ma anche il corrispettivo che spetta al lavoratore. Sarà poi l’Inps a pagare effettivamente quest’ultimo guadagnando tra i 22 ed i 52 giorni di valuta. Se questo non è un "patto leonino" in danno delle imprese che di problemi con le banche ne hanno a iosa, ditemi voi come possiamo chiamarlo!". Alla fine una cosa sembra emergere con evidenza: per evitare gli abusi (che pur ci sono stati) non si è scelta la strada dell'individuazione degli ambiti di utilizzo "leciti", ma si è complicata talmente la procedura da rendere praticamente impossibile la regolarizzazione del lavoro occasionale. "Evidentemente - conclude Di Stasio, ironizzando ma nemmeno poi tanto - il vero motivo dell'abolizione dei voucher vecchia maniera è che non si voleva far attecchire l'unico sistema che prevedeva "burocrazia zero". Per un Paese in mano ai burocrati, una strada impercorribile!"

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