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Economia

Regime di cassa, salta in commissione bilancio il riporto delle perdite per le imprese

Di Stasio (Artigianfidi Padova): "Strana svista a danno delle imprese quando tutti sembravano d'accordo"

Arriva la mancata approvazione, da parte della Commissione Bilancio del Senato, della proposta tesa a risolvere la questione del riporto delle perdite per le imprese che applicano il nuovo "regime di cassa". "E' il classico gioco delle tre carte - commenta Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova - dove a carta che vince si contrappone sempre carta che perde. Anzi: a quella vincente si contrappongono due carte perdenti". Ed è quello che sembra essere avvenuto anche in questo caso.

IL FATTURATO.

"Quando all'inizio di quest'anno - continua Di Stasio - si è presentata l'ipotesi di un "regime di cassa" che andava incontro a quelle aziende che avevano difficoltà ad incassare le fatture per cui veniva loro offerta la possibilità di passare dalla competenza alla cassa (ovvero: sorgeva il debito con lo Stato nel momento in cui si incassava dal cliente), abbiamo subito contestata l'idea che non fosse possibile riportare, per queste imprese, le perdite nei bilanci successivi". Un "problemino" che aveva costretto fin da subito molte imprese (potenzialmente due milioni in Italia, almeno tra le 15 e le 20 mila in provincia di Padova) a rinunciare ai vantaggi del regime di cassa e a dover subire maggiori oneri burocratici connessi alla tenuta della contabilità ordinaria, a quel punto unica àncora di salvezza per evitare un aumento del carico fiscale.

L'IMPASSE.

"Il "baco" - continua Di Stasio - era apparso talmente evidente fin dal primo momento, tanto che rappresentanze delle categorie, Governo, Ministero dell'Economia e delle Finanze ma anche Agenzia delle Entrate avevano raggiunto un accordo per giungere ad un emendamento in grado di superare l'impasse". Invece, in Commissione Bilancio, la doccia fredda. "Adesso si ipotizza una correzione in sede di legge di bilancio - conclude il direttore di Artigianfidi Padova - ma i sospetti permangono: se tutti erano d'accordo, com'è stato possibile che il Commissione si sia giunti ad una decisione contraria? Forse rimane di strettissima attualità il monito di Giulio Andreotti che avvisava che "a pensar male si fa peccato ma si indovina" ed in questo caso è più facile pensare ad una "svista" voluta piuttosto che ad un incidente di percorso".
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