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L'assist di Bertin: "Uniti contro l'e-commerce? La grande distribuzione dica no al lavoro festivo"

La proposta del presidente dell'Ascom che precisa: "La liberalizzazione con l'eliminazione degli orari e dei giorni di chiusura ha aperto un fronte che al nuovo governo, qualsiasi esso sia, chiediamo adesso di chiudere"

Adesso si parla di Despar nell'area ex Stimamiglio ma tra un po', in via Fra' Paolo Sarpi, si dovrà parlare anche di Rossetto.
"Nel primo caso - dichiara il presidente dell'Ascom, Patrizio Bertin - l'ennesima grande struttura di vendita all'ingresso della città con effetti "fuori respingenti", nel secondo, ben dentro la città dove, peraltro, non si sente l'esigenza di nuovi insediamenti del comparto alimentare. Non vi è dubbio che andrebbero bloccati, ma le norme vigenti sembra non lo consentano anche se noi siamo convinti che la volontà politica potrebbe modificare il quadro legislativo". Norme, si badi bene, che nel 2011, col governo Monti, hanno subito un'accelerazione verso la totale liberalizzazione. "Liberalizzazione che - continua Bertin - con l'eliminazione degli orari e dei giorni di chiusura ha aperto un fronte che al nuovo governo, qualsiasi esso sia, chiediamo adesso di chiudere".

"Almeno sei domeniche di chiusura"


Per il presidente dell'Ascom, infatti, serve un rapido ritorno alle giornate festive di chiusura. "Il "sempre aperto" - aggiunge - è una cosa che siamo costretti a subire solo noi italiani. All'estero non c'è ed anzi, come abbiamo avuto modo di verificare quando, nei mesi scorsi, siamo stati a Klagenfurt, in Austria, per constatare come quella realtà avesse affrontato la questione dei centri commerciali, gli stranieri sono sorpresi che proprio l'Italia, nonostante una forte presenza della Chiesa, sia il Paese delle domeniche "full open". Questo significa che Monti, quella volta, ci propinò due bugie: la prima era che la liberalizzazione avrebbe portato ad un aumento del Pil (mai avvenuto), la seconda era che ci saremmo adeguati all'Europa (falso anche questo)". Da qui la richiesta di mettere mano subito al progetto che vede almeno sei domeniche, su un pacchetto di dodici, da destinare alla chiusura. "Su questa linea - afferma il presidente dell'Ascom - siamo a fianco dell'assessore regionale Roberto Marcato che sta cercando di giungere, almeno in Veneto, ad una qualche soluzione del tipo. Sarebbe un atto di giustizia verso i lavoratori della grande distribuzione, ma lo sarebbe anche nei confronti dei piccoli esercizi che, dal decreto Monti, hanno avuto solo danni". Danni, peraltro, che più volte hanno lamentato gli stessi operatori della grande distribuzione (incassi uguali ma con più costi, conflittualità interna, ecc.), ai quali Bertin rivolge un appello. "Se è vero quello che affermano - precisa il presidente dell'Ascom padovana - abbiano il coraggio di unirsi alla nostra battaglia allargando però il fronte alla lotta alla concorrenza sleale che deriva da un e-commerce che non paga tasse e che alimenta un inquinamento di proporzioni spaventose".

"Il problema e-commerce"


Proprio venerdì, nel corso dell'incontro di Federmoda Confcommercio svoltosi nella sede dell'Ascom, è emerso che solo a Milano, ogni giorno, vengono consegnati 24mila pacchi. "Significano - puntualizza Bertin - 24mila imballaggi ed un numero non quantificato, ma sostanzioso, di mezzi in giro per città. Un vantaggio per i singoli ma un danno spaventoso per la comunità che è costretta a subire l'inquinamento senza nessun incasso tributario. Il che significa, in prospettiva, sempre meno servizi". Un po' ciò che avviene al Centro Ingrosso Cina di corso Stati Uniti a Padova. Miliardi di introiti in barba a tutte le leggi: sul commercio (gli esercizi dovrebbero vendere solo all'ingrosso), sul fisco (quasi impossibile ottenere uno scontrino o una fattura), sulla sicurezza (box ammassati uno in fianco all'altro dove scorrazzano bambini di qualsiasi età), sull'igiene (alimenti ammassati per terra), sulla contraffazione, ecc. "A questo punto - conclude Bertin - abbiamo bisogno di regole che non siano grida manzoniane ma che vengano applicate e la regola aurea, in questo caso, potrebbe essere quella di una moratoria sulla realizzazione di nuove grandi strutture di vendita per evitare che un centro commerciale più grande fagociti quello più piccolo e che il consumo di suolo vada, irrimediabilmente, a condizionare il futuro dei nostri figli. Credo che, in ultima analisi, ne trarremmo vantaggio tutti, compresa la grande distribuzione, soprattutto quella più radicata nel territorio, che ha tutto da perdere in questa corsa all'apertura selvaggia come dimostra lo sbarco, in grande stile, della tedesca Aldi".

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