Ascom, il covid sta sottraendo residenti alle città: cambia il modo di cercare la casa

Bertin: «Serve riprogettare insieme gli spazi della città con uno sforzo comune di amministrazione, università e categorie economiche per invertire la tendenza

Dicono i resoconti dalla Grande Mela che tra giugno e luglio, a New York, sono stati la bellezza di 120mila gli appartamenti messi in affitto. Motivo? Il Covid 19 sta "spostando" gli abitanti dalle grandi concentrazioni urbane alle periferie, vuoi perchè chi può punta su spazi più ampi, vuoi perchè lo smart working sta facendo risparmiare tempi di viaggio e costi degli uffici. Ma mettendo in crisi una buona fetta di economia.

Nel Padovano

Un fenomeno, quello del progressivo abbandono delle città, che sta interessando, seppur in misura molto più contenuta, anche l'Italia e, con tutte le dovute proporzioni, anche Padova. «Nelle scorse settimane - ricorda il presidente dell'Ascom Confcommercio di Padova, Patrizio Bertin - la presidente dei nostri agenti immobiliari, Silvia Dell'Uomo, riferiva che nel post lockdown chi sta cercando casa la desidera, minimo minimo, con un pezzetto di giardino, al limite, extrema ratio, con un terrazzo. E' l'indice che gli spazi contenuti vengono adesso vissuti come un problema». Non difforme da questo ragionamento è ciò che è avvenuto nel corso dell'estate che sta andando in archivio: mari e monti affollati (seppur per pochi giorni) e città d'arte se non proprio vuote, decisamente pochissimo frequentate.

Attività ricettive

«Padova - continua Bertin - non sta sfuggendo a questa logica e a risentirne sono soprattutto le attività della ricettività, i pubblici esercizi ed il commercio. Anche qui lo smart working, applicato soprattutto nel pubblico impiego, sta mettendo il difficoltà negozi e locali orientati soprattutto alla pausa pranzo. Con un'aggravante molto "padovana": la non presenza degli studenti universitari». Ma se per questi ultimi si spera che le prossime settimane possano invertire un po' la tendenza (sono bastati i test d'ingresso per medicina e professioni sanitarie per far riaprire qualche camera - poche per la verità - agli alberghi), per la residenza sembra farsi strada l'ipotesi di un'uscita dalla città.
Vanno in questo senso, infatti, i dati del settore Programmazione Controllo e Statistica del Comune di Padova che a giugno ha registrato 440 iscritti all'anagrafe comunale contro 635 cancellati. Era dall'inizio dell'anno che non si registrava il sorpasso dei cancellati sugli iscritti ed il raffronto tra il saldo migratorio del periodo gennaio-giugno 2019 rispetto a gennaio-giugno 2020 evidenzia come fosse pari a 1911 persone il saldo migratorio dell'anno passato contro le 674 unità dello stesso periodo di quest'anno.

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Città accogliente

«Evidente - segnala il presidente dell'Ascom Confcommercio - che le conseguenze (durature?) del Covid impongono la necessità di riprogettare insieme gli spazi della città e se a questo aggiungiamo che il saldo naturale (ovvero il delta tra nati e morti) passa dal -579 dei primi sei mesi del 2019 ai -768 del pari periodo di quest'anno, abbiamo chiara l'idea che anche Padova ha bisogno di essere riprogettata: accoglienza, mobilità, parcheggi, sicurezza e urbanistica diventano argomenti decisivi. Il lockdown ci ha insegnato che la qualità della vita è importante e che i quartieri dormitorio non hanno più motivo di esistere». Naturalmente niente a che vedere con New York, però il campanello d'allarme è suonato e far finta di non averlo sentito di sicuro non aiuta. «La città - conclude Bertin - deve ampliare la propria offerta. L'università, in questo senso, può fare molto per riportare gli studenti "in presenza", ma anche l'amministazione deve poter supportare lo sforzo di chi, come gli imprenditori, sta cercando con ogni mezzo, e con l'aiuto delle categorie economiche, di riuscire a resistere alle difficoltà del momento per poi proporsi, caparbiamente, con rinnovata volontà. Per far questo Padova deve potersi presentare come città accogliente, dove cultura, arte, storia, tradizione sono i grandi vantaggi che ci sono stati donati in eredità dalle generazioni che ci hanno preceduto, implementandoli però con quanto di buono e di nuovo oggi dobbiamo essere in grado di fare».

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