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Centro commerciale davanti al Catajo, l'Ascom presenta ricorso al Tar

Mossa preventiva per evitarne la costruzione a Due Carrare. Il presidente Bertin: "Difendiamo il commercio di vicinato"

Sempre meglio abbondare che rischiare di fare qualcosa di meno. Il detto latino ben si configura per ciò che l’Ascom sta facendo per cercare di evitare che a Due Carrare, fronte castello del Catajo, possa sorgere il mega centro commerciale del binomio Deda/Orion. Nasce da questo convincimento il deposito, avvenuto nei giorni scorsi, del ricorso al Tar regionale che l’Ascom Confcommercio, per mano dell’avvocato Francesco Volpe, ha ritenuto di dover presentare per frapporre un altro ostacolo all’ipotesi di costruzione di una struttura che avrebbe, come prima conseguenza, la cementificazione di qualcosa come migliaia di metri quadrati di territorio.

"A difesa del commercio di vicinato"

“Il ricorso al Tar – spiega il presidente dell’Ascom, Patrizio Bertin – è un ulteriore tassello in quella che è la nostra battaglia in difesa di un’economia basata sul commercio di vicinato, su un ambiente non violentato, su una cultura ed una storia non svendute alla finanza internazionale, su una salvaguardia dei nostri centri urbani minacciati dal depauperamento causato dalla chiusura dei negozi, chiusura che è l’anticamera del degrado e della mancanza di sicurezza”. Ovviamente Bertin rimane ben ancorato all’iniziativa della Soprintendenza che, di fatto, ha come “congelato” l’operazione mega centro, ma proprio perchè si tratta di una questione di “vita o di morte” per il commercio di vicinato, ecco la mossa supplementare del ricorso al Tar. “A fronte di un sindaco – conclude Bertin – che se fosse coerente avrebbe colto la palla al balzo dell’azione della Soprintendenza per sfilarsi dall’accordo con Deda, la nostra idea è quella che il nostro territorio non solo non ha bisogno di strutture che in altre parti sono già considerate obsolete di fronte all’avanzata dell’e-commerce, ma anche che un’idea vecchia di ben 25 anni merita solo di essere accantonata. Se poi consideriamo che si tratta di un mostro di 300 metri per 12 di altezza che viene contrapposto ad un maniero del ‘500, è facile capire perché la nostra opposizione si è dapprima sviluppata sul piano dialettico, quindi ha intrapreso la strada delle manifestazioni di piazza e adesso non vuole rinunciare nemmeno all’aspetto legale”.

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