Venerdì, 18 Giugno 2021
Economia

Rincari che superano anche il 100%: 19mila imprese padovane minacciate dalla "bolla" delle materie prime

Secondo l’ultimo aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale a marzo 2021 si registra una crescita del prezzo dei metalli di base del 65,7% su base annua, particolarmente pesante per minerali dall’enorme utilizzo come ferro (+88,1%), stagno (+77,0%), rame (+73,4%) e alluminio (+36,0%), per non parlare dell’acciaio, con una media di aumenti che, per alcune tipologie, supera il 100%

È la terza ondata della pandemia. Economica, ma con pesanti ricadute sociali. Da qualche mese si è aperta una sorta di caccia grossa alle materie prime, con ulteriori, altissimi ostacoli per il mondo produttivo, che oggi più che mai avrebbe bisogno di altre basi per ripartire. Anche a Padova, dove sono almeno 19mila le imprese manifatturiere attive nel settore metallurgico, della plastica, del legno e delle costruzioni, chiamate a fare i conti col fenomeno. Un grido di dolore, il loro, raccolto da Confapi, a cui le stesse aziende associate hanno chiesto di farsi portavoce e lanciare l’allarme.

Dati

Fabbrica Padova, centro studi dell’Associazione, ha messo in fila alcuni dati. Secondo l’ultimo aggiornamento del Fondo Monetario Internazionale a marzo 2021 si registra una crescita del prezzo dei metalli di base del 65,7% su base annua, particolarmente pesante per minerali dall’enorme utilizzo come ferro (+88,1%), stagno (+77,0%), rame (+73,4%) e alluminio (+36,0%), per non parlare dell’acciaio, con una media di aumenti che, per alcune tipologie, supera il 100%. Un discorso analogo riguarda le materie termoplastiche come il Pvc e il polipropilene, che hanno registrato aumenti del 90%. Ma anche il legname da opera ha registrato aumenti che, dallo scorso settembre, toccano il 70%. E l’impennata dei prezzi, unita all’aumento dei costi dei trasporti, fa intravedere scenari tutt’altro che rassicuranti anche in considerazione del Superbonus, col rischio che alcune produzioni vengano sospese.

Rincari

«Ma il punto è che la questione dei rincari non riguarda solo le aziende produttrici e assemblatrici che devono acquistare le materie prime, ma qualunque cittadino», evidenza il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «E questo non soltanto perché le imprese coinvolte nella filiera sono molte di più delle 19 mila che, abbiamo stimato, sono direttamente implicate nell’acquisto di metalli, plastica e legno, ma perché a essere penalizzati, alla fine della catena, saranno proprio i consumatori. E questo perché i rincari presenti al momento dell’acquisto delle materie prime da parte delle imprese poi si scaricheranno su di loro, come in parte sta già avvenendo. I produttori oggi rischiano di passare per “banditi”, perché da qualche parte dovranno scaricare questi rincari, ma siamo di fronte a un fenomeno su cui possono incidere poco. Davanti a un rialzo speculativo del genere è la politica a dover intervenire, anche in sede di Unione europea, per fare in modo di rendere reperibili tali beni a un prezzo calmierato valutando, ad esempio, anche se proseguire o meno con le misure restrittive all’import di prodotti siderurgici. E invece l’impressione è che la situazione stia prendendo una piega a dir poco preoccupante nell’assoluta indifferenza di chi potrebbe e dovrebbe fare qualcosa».

Cause

Ma quali sono le cause dei rincari? Tante e in parte diverse, anche se esistono elementi che accomunano i vari settori. Tra i fattori più rilevanti c’è sicuramente la ripresa economica e sanitaria della Cina e di altri paesi asiatici, che non hanno perso tempo nell’accaparramento delle materie prime, seguiti dagli Usa. All’aumento dei prezzi hanno contribuito anche cause di forza maggiore come uragani e gelate (tra cui quella che in Texas che ha fermato diversi impianti di lavorazione), oltre che la speculazione di molti fondi specializzati nelle materie prime, che hanno approfittato dei prezzi bassi registrati nel mondo con lo scoppio della pandemia. Una speculazione evidente, dal momento che le quotazioni hanno raggiunto livelli ben superiori a quelli che l’attività reale permetterebbe di raggiungere senza “influenze esterne”. Aggiungiamo la debolezza del dollaro e le politiche di recovery dei paesi avanzati, e l’accelerazione sul fronte transizione ecologica e digitale, che implica un’accresciuta domanda di rame e plastica e di alluminio/acciaio e altri materiali sul fronte edilizia, mezzi di trasporto e consumi privati. Da considerare l’aumento dei costi dei trasporti dalla Cina all’Europa, che come conseguenza ha avuto anche quella di riportare alcune produzioni nel Vecchio Continente, che ha aumentato la richiesta materie prime. La diminuzione di consumo del petrolio causa mancati spostamenti per Covid ha inoltre ingenerato una carenza del 20% delle frazioni di cracking petrolifero votate alla produzione delle materie prime legate ai collanti/vernici e materie plastiche. Non sono gli unici fattori da considerare, ma di fatto si è creato quindi una sorta di collo di bottiglia che vede tanti rincorrere il poco materiale disponibile, per cui il prezzo schizza al rialzo e le forniture subiscono lunghi ritardi.

Consumatori

E in che misura saranno i consumatori a pagare il conto finale? Negli esempi che seguono Fabbrica Padova ha preso in esame tre esempi di prodotti di largo consumo: un frigorifero combinato di 330 litri, attualmente sul mercato a 349 euro per il consumatore, potrebbe a breve arrivare a costare fino a 94,50 euro in più; una lavatrice da 6 chilogrammi di portata, oggi sul mercato a 216 euro, al consumatore potrebbe costare a breve 55,50 euro in più; e un armadio a quattro ante da 220 centimetri per 260, che al consumatore costa 305 euro, potrebbe costare 34 euro in più. È stato poi preso in considerazione il rincaro per il pallet, elemento non secondario, perché incide in ogni trasporto.

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