Aviaria, 40 aziende venete in ginocchio, Federcontribuenti: ''Una catastrofe''

L'epidemia ha comportato l'eliminazione di oltre 300 mila animali, l'ultimo episodio a settembre 2017 quando un focolaio è stato riscontrato in un allevamento di oche e anatre

L'influenza aviaria nel corso di questo anno ha colpito alcune regioni del nord Italia e ha comportato l'eliminazione di oltre 300 mila animali, l'ultimo episodio risale a settembre 2017 quando un focolaio è stato riscontrato in un allevamento di oche e anatre.

L'INCONTRO

Venerdì la deputata Gessica Rostellato incontra il direttore Generale Borrello presso il Ministero della Salute: 'Ci sono 40 aziende solo nel Veneto che rischiano il tracollo e non c'è più tempo, occorre agire subito''. Intanto aziende come l'Amadori studiano una richiesta di risarcimento danni. Alcune aziende sono ferme da giugno.  ''Normalmente basta un mese per riprendere l'allevamento, stavolta sono passati 6 mesi e le aziende sono al collasso. Chiederò di avviare immediatamente la procedura prevista in casi come questo e che comporta una profilassi necessaria a scongiurare una nuova epidemia di aviaria e ridare ossigeno alle aziende che potranno tornare a lavorare''. All'incontro ci saranno anche Renato Rossi come presidente allevatori avicoli di Padova e Rovigo; Peruffo Amorinodi Confagricoltura Padova e allevatore avicolo e Dario Rossi come referente Confagricoltura Este (Pd).

LA PROCEDURA

''Non ci sono chiare le motivazioni per cui il ministero, nonostante il parere positivo di Asl e Regione Veneto, non abbia autorizzato la procedura prevista dalla normativa: - rilevato un focolaio, si deve procedere con l'abbattimento di tutti gli animali e la creazione di una zona di protezione, di 3 Km di diametro dal focolaio, ed una zona di sorveglianza di diametro di 10 Km dal focolaio. In queste zone, oltre ad essere vietato il cosiddetto «accasamento», cioè la reintroduzione di animali in allevamento, sono previsti limiti diversificati alla movimentazione degli animali, anche ai fini della macellazione. Altra questione che porremo al Ministero è perchè non procedere per qualche anno a vaccinare il pollame delle zone in cui il virus è in questo momento diffuso. Il vaccino è l unico modo per debellare la malattia ed eviteremmo così abbattimenti e blocchi per le aziende con tutte le conseguenze economiche connesse".

I RIMBORSI

Per l'abbattimento e la distruzione dei capi, i cosiddetti danni diretti, la legge n. 218 del 1988 prevede un rimborso pari al valore di mercato dei capi abbattuti tuttavia ''gli indennizziper i capi abbattuti non bastano a coprire i danni indiretti subiti dagli allevatori a causa del conseguente fermo obbligatorio e dei divieti di movimentazione e di accasamento''. Se una azienda è costretta ad abbattere tutti gli animali e a distruggere le attrezzature che non possono essere disinfettate e non può riprendere l'allevamento con nuovi capi e in altra struttura, la copertura dell'abbattimento non potrà mai coprire anche i danni del mancato reddito e non copre le spese degli operai che a loro volta restano privi di tutela. Invitiamo nel frattempo gli allevatori coinvolti – spiega Gessica Rostellato – ad inviare le domande di aiuto relative alle misure eccezionali a sostegno del settore avicolo per le quali l'Unione europea partecipa nella misura del 50 per cento al finanziamento delle spese sostenute dall'Italia''.

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