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Buco nel sistema telematico delle entrate: "Accessibili i dati fiscali di tanti contribuenti"

La denuncia da Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova e presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese: "Non credo che si troveranno i colpevoli nè, tanto meno, che possano essere in qualche modo risarciti i contribuenti che sono stati dati in pasto, nella migliore delle ipotesi, a "guardoni fiscali"

"Con quale coraggio lo Stato chiede ai contribuenti di poter accelerare nei confronti della fatturazione elettronica tra privati, se i suoi sistemi informatici non garantiscono il minimo di privacy?".

"L'ERRORE"


Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi Padova e presidente dell'Upi, l'Unione Provinciale Imprese, non si capacita: "Nei giorni scorsi - continua - ognuno di noi è stato messo alla mercè di qualsiasi lestofante: un buco enorme nel sistema telematico gestito dalla società pubblica Sogei per la trasmissione delle fatture elettroniche all’Agenzia delle Entrate ha permesso a chiunque avesse le credenziali per entrare, commercialisti o anche semplici contribuenti, e per non si sa quanto tempo, di consultare liberamente i dati fiscali degli altri cittadini". Un errore che, secondo Di Stasio, avrebbe determinato l'immediata rescissione del contratto in qualsiasi rapporto tra imprese, ma evidentemente alla Sogei sono blindati "a prova di errore", visto che non è la prima volta che la società si rende protagonista di episodi a dir poco censurabili. "Il Garante della Privacy - chiarisce il direttore di Artigianfidi Padova - si è già mosso per capire "se si è trattato di un incidente imprevedibile o della mancata attuazione delle misure di protezione dei dati personali che sono necessarie e che erano state chieste", ma non credo che si troveranno i colpevoli nè, tanto meno, che possano essere in qualche modo risarciti i contribuenti che sono stati dati in pasto, nella migliore delle ipotesi, a "guardoni fiscali" desiderosi di spiare nomi noti e semplici cittadini non dal buco della serratura ma dall'ingresso principale e, nella peggiore, da una malavita organizzata che sembra molto più efficace ed efficiente delle società a totale partecipazione statale".

"PADOVANI SPIATI"


Ma come "funzionava" il sistema nei giorni scorsi? Una volta entrati era sufficiente inserire il codice fiscale di un qualsiasi contribuente obbligato alla trasmissione telematica delle fatture, per vedere e scaricare tutti i dati trasmessi all’Agenzia delle Entrate, compresi quelli di clienti e fornitori. Oppure il codice fiscale di un commercialista per vedere i suoi dati e quelli dei suoi clienti.
"Le cronache - riferisce il presidente dell'Upi - raccontano che il direttore generale delle Entrate, Ruffini, sia fortemente motivato ad individuare eventuali responsabilità interne o esterne, ma non c'è dubbio che si sia in presenza di una totale mancanza di tutela per i contribuenti e di rispetto per i professionisti, ripeto, nel momento in cui il governo si dice pronto a spingere sulla fatturazione elettronica tra i privati". A questo punto, la domanda sorge spontanea: ma quanti potrebbero essere stati i padovani i cui dati sono stati "spiati" nelle diverse ore di "buco" nel sistema? "In teoria - conclude Di Stasio - almeno 40/50mila visto che non tutte le imprese sono obbligate alla trasmissione dei dati, ma potrebbero essere anche di più se teniamo conto di quelle gestite dai commercialisti padovani". Ma non è ancora tutto. "Per un tempo che non è dato sapere - conclude il direttore di Artigianfidi Padova - chi aveva le credenziali per entrare nel sistema ha potuto documentarsi su clienti e fornitori delle imprese "visionate". Un danno commerciale difficile da quantificare ma che per qualcuno avrà sicuramente degli effetti negativi".

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